Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Il Paradiso degli Orchi
Home » I Classici » Un bel gesto del vivere: “In questa notte del tempo” di Vincenzo Vitale.

Pagina dei contenuti


CLASSICI

Alfredo Ronci

Un bel gesto del vivere: “In questa notte del tempo” di Vincenzo Vitale.

immagine
Non è facile scrivere qualcosa quando a chiederlo è uno scrittore di gran classe. Di più: non è facile star dietro ad una storia morale di forte simbolismo civile e non travolgere l’ideologia di un uomo che ha saputo più di tutti definire il concetto di nemico e soprattutto il concetto di guerra.
Chiariamo: poco prima di morire Leonardo Sciascia incarica uno dei suoi più fidati amici di raccontare una storia che, senza falsi pudori, avrebbe potuto rappresentare una sorta di affascinante excursus politico ed umano della nostra contemporaneità.
Dice l’incaricato: “Queste pagine non originano da chi le ha scritte. (…) Sicché ne viene come un ripudio implicito, ma non per questo meno netto e visibile, della moda del nostro tempo, quella dell’uomo “calcolante” che ama, riamato, il mondo geometricamente ordinato, ma che rimane tragicamente sordo alla scomoda e labirintica trama delle relazioni umane, delle contraddizioni dell’esistenza, del dolore dell’uomo”.
O come si dirà alla fine di questa storia e probabilmente istruita dallo stesso Sciascia: impariamo ad esercitare la pietà. Anche quando, forse, non ce ne sarebbero le ragioni.
Alcuni giorni dopo il 25 aprile del 1945, e quindi dopo la fine del fascismo, vennero arrestati (probabilmente venduti, come tanti in quel periodo) Telesio Interlandi e suo figlio ventenne Claudio.
Telesio Interlandi era un intellettuale assai caro a Mussolini che, ad un certo punto della vita del regime, divenne direttore responsabile di una rivista che, secondo anche quanto detto dallo stesso Vitale, provò – inutilmente – a fondare un razzismo italiano: La difesa della razza.
Probabile che l’arresto dei due avvenne similmente a quello di un altro fascista di lusso: Achille Starace che, pare, se ne andasse tranquillamente in bicicletta senza avere l’accortezza di pararsi da eventuale ritorsioni (infatti fu arrestato e poi ucciso).
Evitiamo troppo considerazioni. Ad un certo punto il figlio di Interlandi, Claudio, per una grave intossicazione, che rischiò di costargli la vita, fu trasferito lasciando il padre da solo nel carcere di Brescia. Per un errore incredibile del tribunale fu liberato successivamente lo stesso Interlandi che nel frattempo era stato raggiunto da un avvocato, il socialista Enzo Parodi.
Cosa fa questo avvocato? Nel pieno della Liberazione e della ricerca di fascisti nascosti o fuggiti, nasconde, per vari mesi, i due Interlandi nel suo appartamento, rischiando tra l’altro la fucilazione.
Dice Parodi nel libro: “In qualche modo, la sua presenza qui, della sua famiglia, rappresenta per me come la prova suprema del mio vivere, del mio stesso onore di uomo… (…) Soltanto questo mi preme e l’ho capito in questi mesi: salvare lei e la sua famiglia è salvare me stesso”.
Ci sembrano poco dubbie le parole espresse in precedenza: impariamo ad esercitare la pietà. Di fronte ad un uomo che ha avuto la fortuna di sottrarsi alla giustizia ma che, in più di un’occasione, ribadisce i suoi principi e le sue scelte di razza, concreta e liberatoria ci sembra l’azione di un avvocato che alla vendetta preferisce appunto la pietà.
Dice ancora Parodi: “Soltanto che non è questo che conta per un uomo: non l’aiuto, non i tempi o i modi.  Conta saper ascoltare e compatire e poi, naturalmente, ciò che ne segue.
-        Che sarebbe?
-        Il coraggio di agire, il coraggio che nasce direttamente dalla debolezza della pietà”.
Grazie all’accorta difesa di Enzo Parodi, poche settimane dopo, Interlandi fu assolto da ogni imputazione; si stabilì a Roma dove morì a metà degli anni sessanta. Ignoriamo se nel frattempo abbia cercato di dare una spiegazione ai suoi principi di razza. Parodi invece continuò l’avvocatura a Brescia per diversi anni. Non si considerò mai un eroe.
Come eroe non può considerarsi certamente Vincenzi Vitale, magistrato a Catania, che però, ereditando il programma ed una visione politica libertaria ed attualissima di Sciascia, ha saputo, anche in poco spazio (il libretto è formato da poco più di ottanta pagine) dar credito ad un’idea della Storia lontana da nazionalismi e da riscatti che sovrasta la vera e sentita Weltanschauung  umana.


L’edizione da noi considerata è:

Vincenzo Vitale
In questa notte del tempo
Sellerio



CERCA

NEWS

RECENSIONI

ATTUALITA'

RACCONTI

SEGUICI SU

facebookyoutube