RECENSIONI
Roberto Riccardi
Venga pure la fine
e/0, Pag. 233 Euro 16,50
Diceva il nostro direttore a proposito del penultimo libro di Riccardi (e guai a contraddirlo… il direttore!): Noir e noir, fortissimamente noir. Ma la collana ‘Sabotage’ curata tra l’altro da Massimo Carlotto ha una sua coerenza (come l’hanno i suoi romanzi). 'Undercover' è un libro ben riuscito ed accattivante (intendasi: lo si legge con pathos in attesa anche della risoluzione finale) ed è scritto da una che la materia (vedremo quale) la conosce bene visto che Roberto Riccardi è colonnello dell’Arma e direttore della rivista 'Il Carabiniere'.
Perché abbiamo riportato un simile appunto? Perché la casa editrice e/o non ha fatto altro che partorire bei riferimenti ad 'Undercover' come se fosse una delle cose più preziose prodotte dal noir nostrano.
Probabilmente lo era (il nostro direttore non scende dal ramo e sicuramente conferma tutto quello che ha scritto in passato, come probabilmente sono veri e sentiti gli appunti che vengono fatti sia da De Cataldo su Repubblica che Petroni su l’Ansa), ma quello che mi sorprende è l’assoluta mancanza di tatto.
Vediamo un po’.
Il tenente dei Carabinieri Rocco Liguori (lo stesso di 'Undercover') riceve l’ordine di indagare su un caso ben preciso, quello cioè del colonnello Dragojevic, condannato per la strage di Srebrenica, che caduto in depressione è in coma per aver ingerito una massiccia dose di farmaci.
Non credendo al tentato suicidio il tenente indaga a fondo nel tentativo di riportare alla luce la verità e la verità.
Non mi si dia della disfattista ma il meccanismo della vicenda non è chiaro: c’è di tutto in questo episodio, c’è persino la Croce Rossa (che proprio Croce Rossa non è) e ci sono gli innumerevoli retroscena difficili da capire dietro le versioni ufficiali, ma qualcosa non funziona.
Sì, Riccardi è bravo nello svolgere i temi (De Cataldo che intuisce tutto è arrivato persino a dire che è uno che sa e magari ha anche le prove… le prove?).
Sì, Riccardi è bravo nello stigmatizzare e nello stesso tempo avviare una preziosa storia sentimentale che finisce come tutte le altre storie.
Sì, Riccardi è bravo nel tentativo di rendere partecipe il lettore delle vicende contorte e difficili della ex Jugoslavia.
Ok, sì, tutto bene… ma il risultato finale del gioco non vale la candela e quel che ci resta in mano è una vicenda che si apre e si conclude senza particolare pathos e coinvolgimento.
Sarò una disfattista ma il noir non è soltanto una società che non va… il noir è una società che non va di persone che non vanno.
Sarà un dettaglio, ma nel mio caso vale.
di Eleonora del Poggio
Perché abbiamo riportato un simile appunto? Perché la casa editrice e/o non ha fatto altro che partorire bei riferimenti ad 'Undercover' come se fosse una delle cose più preziose prodotte dal noir nostrano.
Probabilmente lo era (il nostro direttore non scende dal ramo e sicuramente conferma tutto quello che ha scritto in passato, come probabilmente sono veri e sentiti gli appunti che vengono fatti sia da De Cataldo su Repubblica che Petroni su l’Ansa), ma quello che mi sorprende è l’assoluta mancanza di tatto.
Vediamo un po’.
Il tenente dei Carabinieri Rocco Liguori (lo stesso di 'Undercover') riceve l’ordine di indagare su un caso ben preciso, quello cioè del colonnello Dragojevic, condannato per la strage di Srebrenica, che caduto in depressione è in coma per aver ingerito una massiccia dose di farmaci.
Non credendo al tentato suicidio il tenente indaga a fondo nel tentativo di riportare alla luce la verità e la verità.
Non mi si dia della disfattista ma il meccanismo della vicenda non è chiaro: c’è di tutto in questo episodio, c’è persino la Croce Rossa (che proprio Croce Rossa non è) e ci sono gli innumerevoli retroscena difficili da capire dietro le versioni ufficiali, ma qualcosa non funziona.
Sì, Riccardi è bravo nello svolgere i temi (De Cataldo che intuisce tutto è arrivato persino a dire che è uno che sa e magari ha anche le prove… le prove?).
Sì, Riccardi è bravo nello stigmatizzare e nello stesso tempo avviare una preziosa storia sentimentale che finisce come tutte le altre storie.
Sì, Riccardi è bravo nel tentativo di rendere partecipe il lettore delle vicende contorte e difficili della ex Jugoslavia.
Ok, sì, tutto bene… ma il risultato finale del gioco non vale la candela e quel che ci resta in mano è una vicenda che si apre e si conclude senza particolare pathos e coinvolgimento.
Sarò una disfattista ma il noir non è soltanto una società che non va… il noir è una società che non va di persone che non vanno.
Sarà un dettaglio, ma nel mio caso vale.
di Eleonora del Poggio
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