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Stefano Torossi

Wonderful Roma!

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Wonderful Roma!
Al centro di Roma, nel rione Campo Marzio, particolarmente ferito dagli sventramenti degli anni ‘30, c’è una stradina, Via della Frezza, precisamente al limite fra la fila di case sette-ottocentesche rimaste intatte durante lo scempio, a sinistra; e a destra il retro degli incombenti palazzoni razionalisti progettati dall’architetto Ballio Morpurgo e costruiti come una tenaglia intorno al recuperato Mausoleo di Augusto.
Bene, questa stradina, ridotta negli anni a insignificante parcheggio, con negozietti di scarso interesse, l’anno scorso è stata finalmente promossa a salotto urbano: più pedoni a passeggio (ancora non molti; ci vogliono mesi per far capire ai romani che qualcosa è cambiato, soprattutto se in meglio), via le auto,  marciapiedi allargati, raddrizzati e muniti di panchine e alberelli, qualche baretto, qualche negozio carino, e fra questi (veniamo a noi) la “Vinyl Room”, una bottega di dischi, ovviamente vintage, gestita dai due figli di Francesco De Gregori.
Lì, giovedì 17 maggio, De Gregori padre e l’amico Barbarossa hanno presentato l’ultima produzione di Luca, “Roma è de tutti”. Un incontro quasi in famiglia. È stato soprendente vedere, arrivando, un muro di folla che bloccava interamente la strada; uno spettacolo assolutamente nuovo per la zona. L’evento è andata avanti molto informale e amichevole, con qualche cantatina e qualche chiacchierata al microfono; dopo di che è arrivato il rinfresco: vino eccellente  (rarità in queste occasioni) e squisitezze alimentari.
E, spettacolo nello spettacolo, una coppia di turisti americani, transitante di lì per caso, proprio mentre un cameriere si aggirava con un vassoio. Acchiappato il primo bicchiere, i due non se ne sono più andati, hanno cominciato a spizzicare panini e pizzette, a fare il bis, il tris, il quadris dei calici e alla fine, quando tutti ci stavamo salutando, i due erano ancora lì a festeggiare, adagiati su una delle provvidenziali panchine fornite dall’associazione di zona, ultrafelici e completamente sbronzi, berciando a due voci: “Wonderful Roma!!!”

       Una memoria da elefante
E’ quella della pelle; perché la pelle non dimentica e accumula, come fa un avaro con le sue monete, i danni subiti dal sole per tutta la vita. Che paura! Il rischio immediato è la scottatura, la comparsa di malattie cutanee e il danno acuto sui nei. Ma a lungo termine abbiamo anche macchie, invecchiamento precoce e sviluppo di cheratosi attiniche e tumori cutanei. Una catastrofe. Un bilancio disastroso. E tutto questo per la tintarella.
Roba da matti, anzi, roba da dermatologi. L’11 maggio, nell’ultimo incontro della serie “Questioni di pelle” organizzata dall’Associazione DermArt, Massimo Papi, il patron e abile conduttore della manifestazione, ci ha terrorizzati con la descrizione, accompagnata da raccapriccianti immagini fotografiche, di tutti i danni che riesce a fare il sole, nemico dichiarato per chi lo sa, e subdolo per gli sprovveduti, che sono la maggior parte di noi, della pelle.
Nella letteratura di fantascienza molti sono i racconti in cui gli eroi si trovano a sopravvivere in una terra morente o già morta solo perché, per una minima variazione dell’orbita, il nostro pianeta ormai passa troppo vicino alla sua stella, e il calore eccessivo disidrata animali e piante e di tutto fa (mai espressione è stata più adatta) terra bruciata.
Nella realtà succede proprio questo alla nostra pelle. Ma (e a questo punto dobbiamo segnalare una possibilità di riscatto per l’assassino astrale) alla distanza giusta e con l’esposizione giusta, il sole riesce a farci del bene migliorandoci l’umore, favorendo la produzione di vitamina D, indispensabile per le ossa, e liberandoci di alcune malattie cutanee.
E allora, che fare? Proteggerci, naturalmente. Cappelli, maniche lunghe, vezzosi guantini e creme.
Non ci si venga a dire che un bel colorito bronzeo dell’epidermide vale il prezzo che si paga dopo. Belle ragazze bionde che a un certo punto diventano terrificanti carampane o aitanti marinai mediterranei che si trasformano in cotiche rinsecchite.
Forse si tratta di terrorismo di stagione, comunque DermArt ci dice: meglio stare attenti.
E ci rivediamo a settembre (con loro; noi continuiamo).



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