Attualità

Le origini del 'giallo' orientale.
Non c'è bisogno di essere un appassionato di gialli per conoscere la figura del detective Sherlock Holmes. Ma se il suo creatore delineò le caratteristiche dell'investigatore sulla falsa riga di Dupin, questi avrebbe trovato maggior ispirazione se fosse entrato in una biblioteca orientale. Sir Arthur Conan Doyle però non poteva certo sapere che esistevano già dei Dupin nel celeste impero di quasi mille anni fa.
Ecco che la millenaria civiltà cinese si annovera un'altra invenzione, accanto al compasso, la stampa e la polvere da sparo: l'invenzione del genere poliziesco, in cinese gong'an.

La santificazione e l'etichettatura dei 'poeti'.
Si sa, il caldo fa male alla testa e rende nervosi e tra l'altro temevamo una notizia del genere, perché secondo il detto andreottiano, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina.
E quale sarebbe la notizia in piena afa? La riporta il portale Ansa in data 4 agosto. La trascrivo integralmente: Profuma di pesto e non potrebbe essere altrimenti. Ma anche di mirto, pasta fresca lavorata a mano, fiori di zucca, lepre al salmì. E' il libro delle ricette di Fabrizio de André, ereditato da Tonina Puddu e Agostino Zizu, i cuochi dell'Agnata, l'agriturismo di Tempio Pausania fondato dal cantautore genovese e dalla moglie Dori Ghezzi.

Anche gli orchi vanno in vacanza
Il titolo dice abbastanza. Ci meritiamo una pausa. Breve. Perché il 19 agosto saremo di nuovo qui, a offrirvi novità e a dettarvi suggerimenti nonostante il mercato in quei giorni sarà ancora fermo. Ne approfitteremo per presentarvi qualcosa che durante l'anno ci è sfuggito. In attesa di altri eventi (ma quali??).
Buon sole e buon mare, perché come dice Elio de Le storie Tese ...in montagna ci si rompe il cazzo.

Sceglieti i libri, non gli sconti.
Abbiamo ricevuto dall'ufficio stampa delle edizioni Nottetempo e volentieri pubblichiamo. Un accorato grido d'allarme e soprattutto un salutare consiglio nel momento in cui si mette piede in una libreria.

Chi di spada ferisce.. alla fine la prende nel culo.
Non è la prima volta che esprimo dubbi e perplessità su Facebook: diciamo che non mi piace perché è solo una sorta di vetrina del proprio inglorioso talento. Visto che non si è nessuno, perché chi è qualcuno è lì solo come avatar di sé ed agisce per via vicaria, ci si accontenta di sprazzi di infima celebrità additando agli altri le proprie debolezze (spesso scemenze) e le proprie 'presunte' qualità.
Ma il dramma peggiore non è la certezza di una propria valenza, che gli altri che non la conoscono e non la valorizzano al massimo rispondono con l'indifferenza, ma l'assoluta mancanza di ironia.

Er Busi de noantri, ma è nato a Grosseto: Massimiliano Parente.
Lo so è un mio difetto, ma quando apro un libro vado sulla terza o quarta di copertina per vedere se c'è una foto dell'autore. Un po' perché ormai s'è fatta strada in me l'opinione che gli scrittori esteticamente facciano ribrezzo (nonostante dicano che il nano Baricco sia un bel tipo,- sic! - anche se personalmente scoperei con Mancassola, e non mi dispiace nemmeno Ammaniti pur appartenendo già al filone pseudo-bear), un po' perché con presunzione e sprezzo di scientificità, mi piace giudicare gli altri lombrosianamente.

I Cosacchi che si abbeverano in quel di Mechel-Bruxelles.
'Sembrava di essere in un regime comunista': il grido di dolore dei vescovi belgi dell'arcivescovado di Mechel-Bruxelles fa davvero pensare. Purtroppo vige ormai la tendenza dei mezzi di informazione a riportare la notizia ma, paradossalmente, a fregarsene delle parole (esempio recente: tutti i telegiornali, ma dico tutti, nel dare l'annuncio della morte di Taricone precisavano che si era 'schiantato' col proprio paracadute, connotando così un'immagine ancor più grandguignolesca della tragedia).

Parla con me ma fatte capi'.
Nella deriva in corso favorita dalla frana inarrestabile del senso critico e del coraggio di distinguere fra arte e comunicazione, fra letteratura e intrattenimento, la chiacchiera demagogica di stampo midcult dovrebbe assumersi qualche responsabilità. Che non lo faccia il poseur torinese che agli esordi vent'anni fa dichiarò esplicitamente di intendere la letteratura come spettacolo, che per esso ha ridotto al piacere di una cena – vino californiano e non Barolo perché più democratico, il primo

Omofobia
Siedono al tavolo accanto al mio. Lei è del genere "voi mi vedete grassa, ma io mi sento anoressica, per cui indosso corte magliette aderenti e lascio sblusare la pancia oltre la vita bassa come edera dai balconi". Lui ha capelli unti e lisciati a piastra, metà emo metà Totti, un naso sotto cui troverebbero agevolmente riparo due Puffi in un giorno di pioggia, una maglietta volgare con una A in posa sodomitica, scarpa classica senza calza e pantaloni arrotolati fino al ginocchio come se andasse in cerca di cozze. Una l'ha già trovata e in questo momento siede di fronte a lui e si sta ingozzando con un hamburger dalla farcitura totale.

E adesso che ci sono i mondiali... parliamo di quelli del 1978 in Argentina
Diego Armando Maradona nel 1978 aveva 17 anni, ma era già un fenomeno. Forse non avrebbe vinto il campionato del mondo da solo, come nell'86 in Messico, ma di certo la sua parte l'avrebbe fatta. Il regime di Videla e dei militari argentini però aveva i suoi giocatori prediletti da sponsorizzare, e Diego rimase a casa, a immaginare come sarebbe stato veder comparire il suo nome fra la lista dei convocati, magari in diretta Tv. Fermiamoci un attimo. Passo indietro. Come ormai recitano i libri di storia, nel settembre 1973 e in seguito nel febbraio 1974,
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