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Il Paradiso degli Orchi
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I Classici

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Alfredo Ronci

Le avventure sportive di un giornalista comico : 'Battista al Giro d'Italia' di Achille Campanile.

L'arte di Campanile deve nascondere un mistero: non si spiegherebbe se no un successo editoriale che dura praticamente da ottant'anni. C'è di più, in un paese come il nostro, quasi sempre spezzato in due ideologicamente, ci si stupisce che abbia avuto così spazio uno scrittore mai schierato o politicizzato che sia riuscito ad accontentare palati assai differenti ed eterogenei.
In fondo il suo è sempre stato un realismo equidistante, ma impazzito, che ha fatto sempre la parodia del nostro mondo. E con quali armi?

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Alfredo Ronci

La vita disperata di un ebreo che odia gli ebrei: 'Remo Maun avvocato' di Adriano Grego.

Confessò anni dopo Adriano Grego: Mi è difficile con la mentalità di oggi spiegarmi le ragioni per cui a diciotto anni io diventai fascista. Forse perché la rivoluzione dei rossi non arriva mai e m'ero stancato di aspettarla. Forse perché il mio subcosciente di ebreo mi portava a far forza sulla mia natura e mi aveva fatto innamorare della violenza. Forse anche per un puerile patriottismo.
Adriano Grego, scrittore ahinoi dimenticato troppo in fretta, in un appunto che non divenne mai biografia,

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Alfredo Ronci

L'ultimo feuilleton di Elsa Morante: 'Aracoeli'.

Qualcuno potrebbe obiettare che ossequiare una scrittrice ricordando un suo libro non perfettamente riuscito può sembrare un omaggio irriverente (se fosse ancora in vita Giovanni Raboni sai i fulmini! Lui che inserì Aracoeli tra i cento romanzi più importanti del novecento letterario): in realtà la scissione vera e propria che ha provocato in me la lettura dell'ultimo romanzo della Morante mi porta in definitiva a tentare una sorta di rendiconto finale con la scrittrice e con la sua arte,

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Alfredo Ronci

La prurigine aristocratica di Luciano Zuccoli: 'La freccia nel fianco'.

Solo i più curiosi, siamo onesti, trovarono nel romanzo di Luciano Zuccoli, brame appetitose ed inusuali e struggimenti poco d'epoca, gli altri (la maggioranza), preferirono andar sul sicuro e pur affrancando l'autore da un dannunzianesimo che poteva essere pervasivo, si limitarono ad annotare una parziale critica della società borghese ed un uso della tradizione appendicista che non sfigurava nemmeno alla vigilia di tragici ed inquietanti avvenimenti (1913).

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Alfredo Ronci

Le 'Sorelle Materassi' di Aldo Palazzeschi: le ultime risate prima della tragedia.

Trovo su un sito questa descrizione: Il libro ci cala nella realtà borghese, venata di meschinità, di una famiglia, nel bel mezzo della cui esistenza ordinata e ripetitiva giunge l'asso che la sconvolge. La vita dei suoi componenti è infatti destabilizzata dall'arrivo improvviso di un ospite bellissimo, talmente bello da essere quasi fastidioso alla vista. È una figura messianica, che, ad uno ad uno, sradica i quattro membri della famiglia dalle loro sicurezze piccolo-borghesi, con la forza di un eros gratuito e sconvolgente, che riempie il vuoto profondo delle loro esistenze. Ma l'ospite scompare e il vuoto ritorna.

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Alfredo Ronci

I dubbi sacrosanti di un cattolico: 'Il quinto evangelio' di Mario Pomilio.

Immaginate in quegli anni turbolenti (1975/1976) una singolar tenzone: chi, alla fonte del sapere, s'abbeverava dello spirito ribelle, prima del vuoto pneumatico, di Rocco e Antonia (Porci con le ali), e chi, preso dal turbine organizzativo del nuovo cattolicesimo che sarebbe diventato potente – Comunione e Liberazione – rifletteva sui dubbi dogmatici di un libro (Il quinto evangelio) di uno scrittore prima quasi comunista e poi finito nelle file della Democrazia Cristiana: Mario Pomilio.

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Alfredo Ronci

Io lo chiamo l'uomo viaggiatore, Tonino Guerra lo ha chiamato 'L'uomo parallelo'.

Impossibile decontestualizzare il romanzo che andiamo a trattare. L'anno di uscita è il 1969: già sufficiente per connotarlo e per non andar raminghi. Anno di speranze ed urla, di sogni ed illusioni, di cambiamenti e di tensione. Anno di confessioni.
Perché il romanzo di Tonino Guerra, recentemente scomparso, è proprio questo: un tentativo tra il surreale ed il poetico, di rappresentarsi schietto e senza filtri. E di ridisegnare la figura dell'uomo che è assai simile al contraltare concettuale di Marcuse, il filosofo tanto in voga in quegli anni: l'uomo ad una dimensione.

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Adriano Angelini Sut

I 'Signori del Tempo' di Wilson Tucker e la fantascienza che inseguiva l'immortalità.

Ringrazio ufficialmente Fabrizio Patriarca, senza il suo sagace consiglio questo capolavoro della fantascienza non l'avrei mai letto. La prima edizione italiana risale al lontano 1 aprile 1973, uscita nella collana Urania di Mondadori. In realtà il racconto è del 1954 e non sono sicuro che a quell'epoca qualcuno l'avesse già tradotto. La storia è presto detta, Gilbert Nash (stupendo anagramma che sta per Gilgamesh), precipita sulla Terra in un periodo imprecisato nella preistoria. Con lui precipitano altri occupanti di una navicella spaziale in missione, proveniente da un lontano pianeta.

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Alfredo Ronci

Un altro dimenticato in nome dell'ideologia: Dino Garrone e il suo 'Sorriso degli etruschi'.

Ci è dato sapere in parte quanto Garrone fosse sodale col fascismo (per una ridefinizione esatta del personaggio andrebbero rilette le corrispondenze con gli amici e colleghi), ma il suo consenso gli costò in seguito stima e seguito. Una straordinaria intelligenza unita ad una passione per l'avventura e ad una volontà di emergenza lo portano ad un'adesione romantica al regime. Lui stesso definì la scelta un drammatico equivoco, ma questa lo condannò, suo malgrado, ad una forzata rimozione postbellica.

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Alfredo Ronci

Donna moderna e d'altri tempi: Matilde Serao ed il feuilleton de 'Il delitto di Via Chiatamone'.

Va detto: che la parola 'delitto' si usava anche per accadimento tragico senza morte del misero/a.
Qui è il caso appunto: di una sciagura quasi compiuta, ma della sopravvivenza della vittima a cui hanno sparato dalla strada.
Con Il delitto di Via Chiatamone siamo in pieno feuilleton. Frizzi, lazzi, struggimenti e sentimenti buoni a badilate, nella melma zuccherina del melodramma di stampo mastriano. Con in più una sopresa, di chi bellamente suggerisce che la nascita del giallo percorra una strada che da Filadelfia (Poe no?) passi per Londra per attraversare nientepopodimenoche le strade aristocratiche e misere nello stesso tempo della città di Napoli.

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