Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Il Paradiso degli Orchi
Home » I Classici

Pagina dei contenuti


I Classici

immagine
Giovanna Repetto

Futurista e seduttore : 'Come si seducono le donne' di F.T. Marinetti.

Non potendo avere tra le mani l'originale, mi sono accontentata di un curioso libro trompe-l'oeil, astutamente antichizzato. Copertina ingiallita e stazzonata, ma è tutto finto. All'interno l'illusione prosegue con i caratteri d'epoca, e con la presenza di alcune pagine numerate ma prive di testo, così lasciate da un drastico intervento della censura. Un prodotto spaventosamente kitsch ma, perché no, divertente nella sua ingenuità evocativa. Il testo ha tutti i caratteri del futurismo: scoppiettante, tracotante, iconoclasta e generosamente eccessivo.

immagine
Alfredo Ronci

Il bisogno della classicità: 'Michelaccio' di Antonio Baldini.

Scriveva Bino Sanminiatelli a proposito di Antonio Baldini nel suo Il permesso di vivere (da noi recentemente presentato, sempre in questa sezione): Ma non posso togliermi, di fronte a lui, un'ombra di soggezione per quella sua grande disinvoltura di scrittore principe che prima di scrivere sembra fecondi la pagina, per la sua prosa invulnerabile, per la sua esigente riservatezza, per il ricordo della Ronda, di quel movimento di letterati aristocratici, la cui humanitas fu una specie di scoperta della civiltà letteraria italiana.

immagine
Alessio Parretti

Diario di uno scadente sabato sera: "I Miei Luoghi Oscuri", di James Ellroy

Non sarebbe stato possibile concepire un libro simile, prima che fossero trascorsi decine di anni dai fatti narrati. Ellroy ha avuto la necessità di essere cinico, chirurgicamente freddo, per indagare quella che forse è la fonte del suo stesso talento, o quantomeno ciò che ne ha caratterizzato l'ispirazione. Gli è occorso farlo con circospezione e delicatezza, affinché il riavvicinamento non ne prosciugasse la vena, perché l'emozione non si tramutasse in sentimentalismi da quattro soldi, carta straccia, per intendersi.

immagine
Alfredo Ronci

Tra istinto e dovere: 'Il previtocciolo' di Don Luca Asprea.

Uno dei romanzi più belli degli anni settanta, uscito per la collana 'Franchi Narratori' della Feltrinelli, inaugurata da un libro su uno psicopatico e successivamente da un diario di un omosessuale!
'Provocatorio' in qualche modo vuol essere anche questo testo su cui, però, privilegerei la natura dell'istinto a quella della sociologia o addirittura del dovere.
Illuminante a tal proposito una frase tratta dall'introduzione di Franco Cordero, riguardante il tema principale della storia (a suo e mio giudizio):

immagine
Alfredo Ronci

Moderno, ma marxista? Meglio contemporaneo: 'I piacevoli servi' di Piergiorgio Bellocchio.

Inoltriamoci nel dubbio: è la sola ed unica carta per comprendere al meglio un lavoro come I piacevoli servi. Non si ha nemmeno certezza assoluta della comprensione del titolo, per quanto una suggestione data dagli 'indizi' ci faccia propendere per una soluzione, ed espressione, quanto mai spiccia e popolare: servi del potere e delle consuetudini borghesi (sulla piacevolezza il 'supporto' potrebbe essere linguistico). In fondo i protagonisti dei tre racconti che compongono il libro non sono effettivamente schiavi del sistema? Sistema che li stritola e li costringe (due casi su tre) al suicidio?

immagine
Alfredo Ronci

Una storia piccolo-borghese per uno scrittore moderno: 'La controfigura' di Libero Bigiaretti.

1968. Al di là della mitologia, l'anno in questione è indispensabile per capire il romanzo di Bigiaretti ed il percorso letterario, e nello stesso tempo evolutivo, dello stesso autore.
Partiamo da quest'ultima considerazione: fin dagli esordi Bigiaretti affrontò il discorso dell'incomunicabilità e comunque di una sottile analisi dei sentimenti, mai disgiunto da una salda condizione morale e politica. Forse La controfigura rappresenta un rito di passaggio nella stagione letteraria dello scrittore marchigiano:

immagine
Alessio Parretti

Fuga dalla retorica: "I Piccoli Maestri", di Luigi Meneghello.

Chissà se Meneghello, scrivendo il suo I Piccoli Maestri, avesse immaginato che suggestioni ne avrebbero tratto certi suoi lettori me compreso, a poco meno di cinquant'anni dalla prima stesura.
Si, perché a leggerli adesso sembrano quasi fantascienza, questi suoi partigiani a far la resistenza in mezzo ai monti, noi che le montagne le abbiamo conosciute sulle funivie e poco più.
Si rischia sincera ammirazione, noi signorine col Google Maps, a sentir raccontare di come se la svignavano il giovane autore e i suoi compagni, su e giù per i boschi anche di notte, a darsela a gambe dai rastrellamenti nazifascisti.

immagine
Alfredo Ronci

L'eterno duello con la vita: 'La sparviera' di Gianna Manzini

Devo essere sincero: non ho mai amato Gianna Manzini. Il suo lirismo decisamente estetico ed invadente (Emilio Cecchi lo definì abbagliante) mi ha sempre portato a ritenere che una letteratura più magra, pur nell'aggravio di vicende drammatiche e tortuose, potesse essere una chiave di confronto più tollerabile. Viene automaticamente da ciò una preferenza per la Manzini più breve, più 'raccolta': e non è un caso d'aver amato Bestiario, un libriccino di racconti di qualche decennio fa ripescato e riassemblato dalle Edizioni del Vento e che riportava del suo amore per gli animali, soprattutto gatti.

immagine
Alfredo Ronci

Il mondo piccolo borghese di Lucio D'Ambra; 'Fantasia di mandorli in fiore'.

In un articolo di un po' di anni fa lo storico Lucio Villari si chiedeva, dopo una lettura attenta e riflessiva del diario di Lucio D'Ambra, cosa si dovesse pensare di quel gruppo sostanzioso di intellettuali e personalità di spicco che, durante il fascismo, attuarono una sorta di attesa formale degli eventi (tanto per fare qualche nome: Pirandello, Cecchi, Fermi).
La questione può essere posta nel modo più semplice possibile. Si deve procedere ad una decisa condanna di una certa Italia culturale perché troppo affine al modello fascista

immagine
Pina D'Aria

'Estinzione' di Thomas Bernhard, ovvero: l'insopprimibile complesso del provinciale.

Il provinciale giunge, in città, convinto di ottenere ciò che gli è mancato nel paese natio e soprattutto nella famiglia, cioè, un subitaneo riconoscimento del suo sapere, di una cultura e di una sopraffina autoeducazione del vivere, nonché, addirittura, della sua già grande arte. Se per i familiari è uno strano soggetto persino superbo, o scontroso, in città, in quei locali in cui si dà da fare a bere e a parlare, appare essere il classico, perfetto, noiosissimo fuorisede, un logorroico forestiero nato tra il bue e l'asinello, in cerca d'autore.

CERCA

NEWS

RECENSIONI

ATTUALITA'

RACCONTI

SEGUICI SU

facebookyoutube