I Classici

"Fahrenheit 451" è un grande classico.Di Ray Bradbury
Non è la fantascienza robotica di Isaac Asimov, né quella angosciante e visionaria di Philip Dick, ma la interpretazione lucida e puntuale di quello che potrebbe accadere in un prossimo futuro.

Due storie perfette, ma una “incantevole”: “Due storie di donne” di Rolando Cristofanelli.
Come già preannunciato nel profilo dedicato a Bertini, eccoci ora a parlare di Rolando Cristofanelli. Anche qui vale il discorso fatto in precedenza: è stato il classico contenuto nel romanzo di Cristofanelli a decidere sulla sua importanza, piuttosto che noi ad armeggiare perché poi lo si possa considerare un classico.

Qualche sorpresa: “Il bardotto” di Valerio Bertini.
Sarà la stagione calda (torrida, direi), saranno le temperature oltre ogni limite, ma anche nelle scelte editoriali che facciamo c’è del ristagno. Ristagno forse non è il termine giusto, ma indubbiamente nel caso dei classici ci facciamo prendere dai classici.

La nascita del “Tartan Noir” . "Come cerchi nell'acqua" di William McIlvanney.
Jack Laidlaw, poliziotto. Nel nome già una dichiarazione d’intenti. Un codice morale tutto suo che lo porta a muoversi tra le periferie degradate di Glasgow.

Poco classico? “L’impazienza di Rigo” di Giancarlo Buzzi.
A volte ci è stato chiesto, in tutti questi anni della rivista Il Paradiso, (sembra uno scherzo, ma sta per compiere 35 anni

Un maniaco dello stile: “Mania” di Daniele Del Giudice.
Diceva di lui Riccardo Giacconi che ebbe Del Giudice come relatore di tesi: L’ho incontrato diverse volte nella sua casa a Venezia. Gli chiedevo di raccontarmi del suo rapporto con Calvino, su cui scrivevo la tesi.

Un “piccolo” capolavoro: “Zebio Còtal” di Giulio Cavani.
Scriveva Pier Paolo Pasolini nell’introduzione al volume come fosse atto dovuto: Risulta chiaro, da quanto ho detto, come la materia con cui Cavani lavora, è estremamente tenera

Santa e poco realista: “I gioielli rubati” di Orsola Nemi.
Conservo ancora, dopo tanti anni, un ritaglio di un giornale, e precisamente Sette del Corriere della Sera, in cui Maurizio Serra, chissà poi per quali reconditi motivi, dedica due paginette della rivista a Orsola Nemi,

Un onesto raccontare: “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern.
E questo sarei io: Rigoni Mario di GioBatta, n.15454 di matricola, sergente maggiore del 6° reggimento alpini, battaglione Vestone, cinquantacinquesima compagnia, plotone mitraglieri.

Quale diversità! “La grande vacanza” di Goffredo Parise.
Qualcuno potrebbe obiettare: perché il recensore ha preferito il secondo libro di Parise al posto del primo (tanto per intenderci: ll ragazzo morto e le comete)? La risposta è molto semplice...
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