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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Banana Yoshimoto

Moshi Moshi

Feltrinelli, Pag. 206 Euro 13,00
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Eccomi alle prese, ancora una volta, col romanzo di B. Y. : scrittura facile e scorrevole da gran scuola di shojo, insomma linguaggio sciolto, adolescenziale benchè non torrenziale, in veste di simulacro. Parole che cascano a fagiolo tra eventi e fantasmi, tra asserzioni pure e un aldilà che assomiglia alle abitudini di quartiere dell'occidente griffato, perché Banana se non cita gli hermes e i bigonzi della Moda non è contenta; evita accuratamente l'ironia verso i gucci e i satrapazzi delle maisons e si esprime con finta noncuranza risultando per niente blasé, ma l'autrice non è nuova a simili sciocche acrobazie scolastiche e sociali e non si sentirebbe all'altezza del suo status di commendatrice dell'opus japanaise, se non agisse così strenuamente a favore dell'assortimento firmato, né exotique, né cosmopolita, purtroppo semplicemente di un provincialismo asfissiante. Peccato, per queste cadute, Banana finisce col rendersi ridicola quando invece avrebbe la scorza e la fibra per mostrare una più felice maturità. Il suo romanzo da passeggio con la pioggerellina di stelle, capricci e lacrimette non è malaccio; quel che dispiace è il tentativo di assomigliare all'occidente, per vie laterali, come se nel fondo agisse un complesso. La trama, vissutissima e sentimentale, tratta di un trio: madre, figlia e papà il quale si fa trovare cadavere accanto al corpo dell'amante, in una foresta. Le donne "sole" in realtà sono abbandonate al disvelamento della vita altra dell'uomo, il musicista silenzioso, bravo e apprezzato, con ogni probabilità dannato, alla ricerca di legami eterni, così perpetui da sfociare nella morte: suicidio/omicidio a seconda dei punti di vista. Le donne vanno a vivere insieme in un'altra zona della città, impiegano il tempo a lavorare, a dedicarsi a qualcosa come se pregassero, o come se stessero sul punto non già di comprendere ma di dimenticare la tragedia. Yocchan, la protagonista, si perde tra pianto, torte e degustazioni e si divide tra l'amico quarantenne di papà che se la scopa e Aratami, il coetaneo sicuro di sé che pure se la porta a letto, ma non sarà ricambiato se non nella parte ginnica e piacevole del sesso. Del resto bisogna capire: la giovinetta sta elaborando il lutto e la copula aiuta a dissipare brutti pensieri nella ricerca della verità. Yocchan non ama il raziocinio anche se appare gelidina e calcolatrice: l'eros è qui una parola grossa, diciamo che la piccola è slow con Aratami e va a mitraglietta, nel trasporto dei sensi, col mollicone di una certa età, questi, tuttavia, sa di poca esperienza, non è libero o spregiudicato, è semplicemente eccitato dall'idea di farsi la figlia di. In conclusione, la fanciulla s'inerpica addirittura sull'illusione d'amore per lo zietto ancora appetibile ed ella, mantenendo l'amicizia con l'elegante levriero coetaneo, spera nella di lui comprensione affinchè i giochi marziani contuinino estenuanti e sciocchi, senza mordente. Uff, 'sta ragazzina che tiene tutto sotto controllo, che enormità abboffante! Poi, entrano in ballo le paure del rischio, la paura della morte, lasciare che ogni separazione faccia il suo corso, giammai! e in fondo tutto è regolato da un flusso di quotidianità ammorbante, senza praticare alcuna scelta di libertà, se non quella di essere andata con mammà in un quartiere popolare e rumoroso a viversi una lunga agonia macchiata di dolci, caffellattè e felicità nostalgiche e lagnose. La signorina dunque, è in perefetto stile shojo e Banana Y. ci prende per mano e ci porta a spasso in una letteratura che è un racconto senza fine. Qui la scrittrice dimostra di essere maestra e il polpettone è delizioso col suo melange di superstizione, sciamanesimo metropolitano e filosofia spiccia: prendi il sale e buttalo sul luogo maledetto del ritrovamento, suggerirà la misteriosa signora che apparirà dal nulla col suo sacchetto di sale. La donna par che affermi: Yocchan, tuo padre è morto per colpa mia! Non l'ho saputo fermare: avrei dovuto dirgli che la sua amante in passato aveva tentato il suicidio con mio marito, che si salvò, invece tuo padre... In tale sospensione c'è l'epilogo col rituale magico in quanto la cosa interessante è che Banana usa gli ingredienti di sempre e in particolare, l'osmosi tra tempo e realtà, tra visibile e inafferrabile e un corposo complesso che sa di vaga piaggeria nei confronti dei sarti che fanno deliziose le signore bianche con borse chic, tacchi e camicette anonime sì, ma costose.

Il romanzo da passeggio sa di frullato, di tè nero e vaniglia con molto latte super zuccherato e, a seconda dei gusti, la prelibatezza sta nel quotidiano cimentarsi in questo tipo di scelte alla faccia dell'underground occidentale che crede ancora nell'espansione delle coscienze per trovare l'umano. Altrochè! Banana suggerisce di cogliere il buono in una strusciatina, in una camomilla, suggerisce le cose di donna Letizia e lo fa con l'ardore fatuo di chi non pensa, tanto ci sono gli armani, i dolci e i gabbani che la fanno da maitre a penser e così ci ritroveremo tutte strizzate in crinoline, o monacali e sexy secondo dettami che nulla hanno di creativo per le donne. Ed ecco viene il bello, Yoshimoto e la sua Yocchan scelgono "l'inganno" per trovare la via: meglio indossare robe buone e uomini purchè servano, giacchè, come per i cocktail, l'istante successivo è quello della magia, una qualsiasi, che tenga in piedi dei personaggi in un angolo vivibile di Tokio, ma con un occhio alla Grande Mela per non farsi sfuggire tutta l'umanità di un'immensa e stilistica provincia, in cui esercitarsi ad essere la tizia che va in libreria e non può fare a meno proprio di quel tal commesso, poi si reca al bar e non può fare senza di Mario il barista per antonomasia e così via... Non è facile trovare i sostituti, si deve accettare e approvare chi di nuovo arriva con "Pronto pronto" appunto, moshi moshi di chi ha sbagliato numero, di chi non ci conosce e usa il telefono per donarci una verità, di chi spera nella chiamata dal paradiso o che da lì venga a cercarci la persona cara e perduta a cui dedicare un istante per spiegare, aggiungere quell'occasione significativa per cancellare il male, per togliere un peso dal cuore, estinguere ogni pena dell'anima, così, durante il giorno, mentre rigiriamo tra le mani quest'edizione zen e tascabile, molto tascabile, di B.Y.





di Pina D'Aria


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