RECENSIONI
Christopher Isherwood
Christopher e quelli come lui.
Adelphi, Ttraduzioinedi Monica Pareschi, Pag.387 Euro 22.00
Non poteva essere che Adelphi a pubblicare nel 2024 l’inedita (per noi) autobiografia di Christopher Isherwood Christopher e quelli come lui. Sì proprio lo scrittore statunitense-inglese che passò svariati anni della sua vita nella Berlino dei famigerati anni trenta (anche se è già alla fine degli anni venti che bazzicava i luoghi) e che nel corso della sua esistenza pubblicò vari romanzi (tra cui, tanto per fare un piccolo resoconto: Leoni ed ombre, Addio a Berlino, La violetta del Prater e Un uomo solo) che diventarono un punto di riferimento non solo per gli addetti alla letteratura, ma anche per quelli che innalzavano il vessillo dell’anti-nazismo e anti-fascismo come emblema di tutto un valore sociale.
Bene. I propositi erano magnifici (cioè la possibilità, visti anche i tempi, di rinverdire le nostre coscienze politiche) ma, lo ammetto senza anche un pizzico di rimpianto, che il libro mi ha sostanzialmente deluso, nonostante la grandezza di Isherwood.
Per carità ci sono tutti gli elementi di cui sopra, tipo… Ma Henry era anche uno snob e un fascista. Adorava le nobildonne della società romana, tra cui passava gran parte dell’inverno, ed elogiava Mussolini per aver reso l’Italia un paese più accogliente per i turisti stranieri come lui… oppure… Christopher però non aveva niente a che vedere con i nazisti. I nazisti odiavano la cultura in sé, in quanto espressione essenzialmente internazionale e dunque contraria al nazionalismo. Quella che definivano cultura nazista era un culto locale, perverso e nazionalistico attraverso il quale pochi artisti importanti e molti artisti minori venivano onorati non per il loro talento ma perché rispondevano ad un ideale germanico. Gli altri erano tutti condannati in quanto stranieri, decadenti e rappresentanti della cultura ebraica.
Tutto il resto, e il resto è parecchio, quisquiglie e pinzillacchere sugli esiti letterari (Isherwood spesso cita un romanzo, anche da noi conosciuto, dicendo che era dissimile dalla vita reale) e sugli accadimenti di personaggi famosi, a lui vicini, e delle loro, a volte, impressioni sulla Berlino di quegli anni (ho sorriso quando ho letto: A Berlino, Edward sentiva di essere in territorio sodomita…).
Forse non ho colto l’essenza e la profondità dell’autobiografia? Forse, ma di fronte alle quasi quattrocento pagine del libro alla fine ho provato un certo senso di stanchezza, Sono arrivato alla fine quasi stremato. Vorrà dire qualcosa?
di Alfredo Ronci
Bene. I propositi erano magnifici (cioè la possibilità, visti anche i tempi, di rinverdire le nostre coscienze politiche) ma, lo ammetto senza anche un pizzico di rimpianto, che il libro mi ha sostanzialmente deluso, nonostante la grandezza di Isherwood.
Per carità ci sono tutti gli elementi di cui sopra, tipo… Ma Henry era anche uno snob e un fascista. Adorava le nobildonne della società romana, tra cui passava gran parte dell’inverno, ed elogiava Mussolini per aver reso l’Italia un paese più accogliente per i turisti stranieri come lui… oppure… Christopher però non aveva niente a che vedere con i nazisti. I nazisti odiavano la cultura in sé, in quanto espressione essenzialmente internazionale e dunque contraria al nazionalismo. Quella che definivano cultura nazista era un culto locale, perverso e nazionalistico attraverso il quale pochi artisti importanti e molti artisti minori venivano onorati non per il loro talento ma perché rispondevano ad un ideale germanico. Gli altri erano tutti condannati in quanto stranieri, decadenti e rappresentanti della cultura ebraica.
Tutto il resto, e il resto è parecchio, quisquiglie e pinzillacchere sugli esiti letterari (Isherwood spesso cita un romanzo, anche da noi conosciuto, dicendo che era dissimile dalla vita reale) e sugli accadimenti di personaggi famosi, a lui vicini, e delle loro, a volte, impressioni sulla Berlino di quegli anni (ho sorriso quando ho letto: A Berlino, Edward sentiva di essere in territorio sodomita…).
Forse non ho colto l’essenza e la profondità dell’autobiografia? Forse, ma di fronte alle quasi quattrocento pagine del libro alla fine ho provato un certo senso di stanchezza, Sono arrivato alla fine quasi stremato. Vorrà dire qualcosa?
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