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RECENSIONI

Romain Gary

Gli aquiloni

Neri Pozza, Giovanni Bogliolo, Pag. 347 Euro 14.00
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Con Romain Gary noi italiani dobbiamo stare attenti, perché rischiamo di confondere i concetti e farci un’idea sbagliata sulle sue opere.
A trent’anni lo scrittore di Vilnius ma naturalizzato francese scrive uno dei libri più commoventi della Resistenza, esattamente Educazione europea (che tra l’altro Sartre giudicherà uno dei più bei romanzi sulla Resistenza appunto) ma che in Italia, non si sa per quale motivo apparirà col titolo di Formiche a Stalingrado: a parlare è una tragedia collettiva, quella del popolo polacco alle prese con la resistenza ai nazisti e con l'attesa per la vittoria dei russi sul fronte di Stalingrado (Quest'inverno i dintorni di Stalingrado non sono solo Russia: sono il mondo che soffre e lotta per liberarsi).
Una volta detto questo siamo decisamente più tranquilli, anche se una sottile inquietudine ci assale: sia Formiche a Stalingrado, primo romanzo di Gary, che questo Gli aquiloni, l’ultimo, affrontano, anche se con prospettive diverse e protagonisti diversi, lo stesso argomento: la guerra nazista in Polonia e la resistenza.
I personaggi sono appunto diversi, ma l’umanità certamente no. C’è il fabbricatore di aquiloni, che un giornale di Honfleur definisce un eccentrico postino che avrebbe reso famosa la cittadina di Clery. C’è Ludo, il nipote del fabbricatore, che ha una particolare dote, quella di essere estremamente abile con i numeri e che per un certo periodo storico riuscirà a farla franca con i tedeschi. E c’è soprattutto Lila, una ragazzina biondissima, di origine polacca, che passa alcuni mesi dell’anno in Francia e che diventerà la promessa d’amore per Ludo.
Ci sono anche altri personaggi nel libro ma la storia gira attorno a queste tre persone e soprattutto alla tragedia del popolo polacco e alla crudeltà della genia nazista.
Il romanzo, a parte l’episodio in cui Ludo, per amore di Lila, attraverserà la Polonia (prima dell’occupazione tedesca), si svolge interamente in Francia. E vedrà il ragazzo unirsi alla Resistenza francese per salvare il suo villaggio dai nazisti, per salvare i suoi cari e vivere della possibilità di ritrovare la biondissima ragazzina polacca.
Fintantoché non si riconoscerà che la disumanità è cosa umana, si resterà in una pietosa bugia.
Il 2 dicembre 1980 Roman Gary si uccide sparandosi un colpo alla testa. Non sappiamo di preciso perché, ma ci ha lasciato un immenso lascito politico.

di Alfredo Ronci


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Casagrande, Pag.126 Euro 11,00

Giustamente "torna" Romain Gary. Torna nel senso che si riaffaccia su questo mercato asfittico e controproducente. Fatto di codici e di misteri, di abbordaggi e mistica dello shopping. Di psicopatologie e diari casalinghi (spengono le luci, tacciono le voci sulla barbarie baricchiana).
Torna come messe: la riproposizione del su indicato, e l'opera meritoria di Neri Pozza (ben due titoli, tutti succosi e imperdibili: La vita davanti a sé e La promessa dell'alba) testimoniano un'attenzione meritoria sull'autore sacrosanta ed emotivamente giusta.

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