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Il Paradiso degli Orchi
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Stefano Torossi

Il maiale di quartiere

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WEGIL. Questo è il nome, che a noi fa un po’ ridere per il suo provincialismo anglo-fascista, di una bella struttura a Trastevere che il Comune di Roma usa per mostre e manifestazioni. Non tanto tempo fa GIL stava per Gioventù Italiana del Littorio, poi è diventato EX GIL, e questo è comprensibile; adesso si chiama WE (“noi” in inglese) GIL, cioè: “Noi, la Gioventù Italiana del Littorio”, e questo comprensibile lo è un po’ meno.
Comunque sabato 31ottobre ci inauguravano la mostra “Robotizzati”, abiti visionari di grande sartoria indossati da manichini futuribili, presentata con un pieghevole pieno di techno-glam, fashion-tech, cyber-style e simili parole-specchietto (per allodole techno-fashion-cyber-snob).
Ce la siamo sbrigata in dieci minuti, poi...

…poi, a un passo da WEGIL c’è S. Francesco a Ripa, una chiesa che non sarebbe un gran che, se non contenesse la meravigliosa Beata Albertoni di Bernini e potesse vantare la curiosa presenza della tomba di Giorgio De Chirico.
Davanti ha la sua regolamentare piazza, ornata da un monumentino a Pio IX.
Ai piedi di questo cippo, a mezzogiorno di quel sabato di sole e prevedibile serenità urbana, cosa ti vediamo, passando, se non un imprevedibile materasso abbandonato proprio lì, non crediamo da qualcuno venuto apposta dalle lontane periferie, molto più probabilmente da un maiale di quartiere.
Come ci si può aspettare che una povera crista di sindaca riesca a governare una città così stupida e incivile da buttare la propria immondezza davanti alla porta di casa? “Tanto, che ‘cce frega? Fuori da’a porta mica è casa nostra!” Ci meritiamo tutto. Compresa la povera crista.
Vergogna. Fine del restauro dei Giardini di Piazza Vittorio, annunciata da un paginone su La Repubblica a firma di Elena Stancanelli, che apre con una prima riga la quale, anche se (ne siamo certi) ironica, ci ha fatto srotolare giù per la schiena un bel brivido di vergogna: “Sembra di stare in una città europea.”
Cioè, non, pur esagerando, in un paradiso extraterrestre, ma semplicemente in un luogo, neanche tanto lontano, di pulita e urbana convivenza fra i suoi abitanti.
Neanche tanto lontano, ma comunque neanche tanto vicino.
Così grande è in tutti noi la incredulità sul potenziale civile di Roma che un comportamento normale per qualunque altra “città europea”, qui da noi diventa pura magia.
Naturalmente, come andrà a finire ce lo dirà il tempo. Mica decenni o secoli. Secondo noi basta fare un giro da quelle parti fra un mesetto e vediamo quante panchine saranno ancora intere, quanti muri ancora puliti, e quanti alberelli ancora in piedi.



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