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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Laura Scaramozzino

Louise Brooks. Due vite parallele

Watson Edizioni, Pag. 128 Euro 12,00
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Questa ragazza è diabolica, penso. No, non mi riferisco a Louise Brooks ma all’autrice, Laura Scaramozzino, che sa intrecciare fili diversi per tessere una trappola al lettore. Lettore che poi, a dire il vero, ci casca volentieri, perché la tessitura è raffinatissima. Del resto, e non è un indizio da poco, David Lynch è il regista preferito di questa autrice versatile che si è già cimentata in vari generi del fantastico. Del suo talento ha dato prova nel romanzo Screaming Dora (Watson 2019) e in una discreta messe di racconti. Con Due vite parallele la Watson ha inaugurato una collana davvero interessante. Libri piccoli, leggeri, eleganti, che solo a vederli viene voglia di portare con sé. Ognuno è dedicato a un personaggio noto, presente o passato, su cui viene ritagliata, nella forma del romanzo breve, una storia di fantasia. Scaramozzino ha scelto Louise Brooks, attrice attiva a partire dagli anni Venti  nel cinema muto e poi sonoro. Un’icona dell’epoca anche per il suo look, con il caratteristico caschetto di capelli neri, che ha ispirato Crepax nella creazione della sua Valentina. È vero che questo romanzo breve è una storia di fantasia, assolutamente surreale, ma è anche vero che solo un’attenta e meticolosa documentazione ha consentito all’autrice di utilizzare con tanta sapiente disinvoltura il materiale biografico. La storia viene raccontata intersecando diversi piani temporali, giocando sull’ucronia e sulle dimensioni parallele, con una affascinante rievocazione delle atmosfere degli anni Venti. Il personaggio di una Louise Brooks trasposta nel tempo attuale gioca a rimpiattino con il suo alter ego che è Lulù, protagonista del suo più celebre film. È uno spiazzante gioco di specchi. Ma all’autrice, che non a caso definisco diabolica, questo ancora non basta. Ispirandosi ai luoghi d’origine dell’attrice introduce un terzo personaggio, una bambina protagonista suo malgrado di un’agghiacciante storia vera. Una sequenza di barbarie innescata da una mostruosa ingordigia ai tempi dei cercatori d’oro. Di più non posso dire, riguardo alla trama, per rispetto del lettore che vorrà avventurarsi su questo terreno minato.
   Sta provando a distogliere lo sguardo dall’entrata principale, ma lo stupore la blocca. L’edificio sta tremando. Appare e scompare. In un gioco di dissolvenze emerge la sagoma di una struttura antica con il tetto spiovente e i vetri impolverati. Su un lato della stazione la balaustra sottile svanisce rapida. Al suo posto per un breve istante si condensa l’immagine evanescente di un carro trainato dai cavalli.
   Con uno stile efficace ed elegante l’autrice rievoca l’ottocentesca febbre dell’oro, così come il bel mondo degli anni Venti ovattato di seta e piume, per tornare a tratti al tempo attuale. È necessario prestare attenzione, perché il lettore distratto potrebbe talvolta restare indietro rispetto agli equilibrismi spericolati a cui l’autrice lo costringe. Alla fine i conti tornano, ma bisogna essere pronti ad abbracciare una incondizionata sospensione di incredulità. Al di là del gioco letterario, infine, resta una dolorosa tenerezza per l’infanzia abusata in diversi tempi e in diverse forme, nella storia della piccola Mary Ann così come nella storia di Louise. Perché queste sono storie vere.

di Giovanna Repetto


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