RECENSIONI
Julian Fuks
Malgrado tutto.
quarup, Giacomo Falconi, Pag. 127 Euro 13,90
Mentre leggevo questo romanzo mi ponevo una domanda (di quelle serie): di fronte ad un problema di carattere psicologico è meglio scrivere un libro o rivolgersi ad un buon psicanalista?
Perché questa storia, scritta da un giovane autore brasiliano, proprio questo interrogativo pone: come ci si dovrebbe comportare di fronte ad un fratello che per una serie di circostanze è stato adottato invece che essere sangue di famiglia?
In più si aggiungano cose non di poco conto: i genitori dello scrittore, quando presero il bambino, stavano in Argentina, nel periodo della dittatura, e in seguito, per problemi che solo possiamo immaginare, se ne fuggirono in Brasile, armi e bagagli.
Il nocciolo della questione è e rimane uno: ho paura di perdere mio fratello, e sento che lui mi sfugge a ogni frase.
Julian non rinnega le poche e buone cose che ha diviso con lui: So che lui mi proteggeva perché c’è un gesto abituale che è rimasto impresso nella mia memoria: la sua mano posata sulla mia nuca, l’indice e il pollice che fanno pressione sul mio collo, a turno, senza fare forza, solo per indicarmi la direzione del prossimo passa. Era così che mi guidava quando camminavamo fianco a fianco, in mezzo alla folla.
Non è solo una questione di carattere affettivo, ad un certo punto la dinamica assume proporzioni politiche: il ragazzo ha le sue origini in un paese che ha pagato col sangue la propria indipendenza e forse, nonostante l’amore e l’affetto dei genitori e di un fratello molto legato a lui, ha bisogno di altre strategie per essere in pace con se stesso.
Dice ancora l’autore: Mi pareva che il libro fosse una lunga lettera indirizzata a lui, una lettera che non avrebbe mai letto (e se il libro fosse stato una lunga lettera indirizzata a lui, questo è ciò che penso adesso, avrei dovuto scriverlo meglio, renderlo più sincero, più attento alla sua sensibilità). Ma il libro non era una lunga lettera indirizzata a lui, ragionai subito dopo, disteso sul letto, non so se sveglio o addormentato.
Mi rifaccio la domanda: di fronte ad un problema di carattere psicologico è meglio scrivere un libro o rivolgersi ad un buon psicanalista? Al di là delle capacità letterarie che uno possa avere o meno, la risposta però sarebbe un’altra. Io preferirei lo psicanalista.
Ma Fuks ha fatto un buon lavoro. Sincero ed emozionante. E va bene che per parlare di un fratello abbia scelto di farlo con la scrittura.
di Alfredo Ronci
Perché questa storia, scritta da un giovane autore brasiliano, proprio questo interrogativo pone: come ci si dovrebbe comportare di fronte ad un fratello che per una serie di circostanze è stato adottato invece che essere sangue di famiglia?
In più si aggiungano cose non di poco conto: i genitori dello scrittore, quando presero il bambino, stavano in Argentina, nel periodo della dittatura, e in seguito, per problemi che solo possiamo immaginare, se ne fuggirono in Brasile, armi e bagagli.
Il nocciolo della questione è e rimane uno: ho paura di perdere mio fratello, e sento che lui mi sfugge a ogni frase.
Julian non rinnega le poche e buone cose che ha diviso con lui: So che lui mi proteggeva perché c’è un gesto abituale che è rimasto impresso nella mia memoria: la sua mano posata sulla mia nuca, l’indice e il pollice che fanno pressione sul mio collo, a turno, senza fare forza, solo per indicarmi la direzione del prossimo passa. Era così che mi guidava quando camminavamo fianco a fianco, in mezzo alla folla.
Non è solo una questione di carattere affettivo, ad un certo punto la dinamica assume proporzioni politiche: il ragazzo ha le sue origini in un paese che ha pagato col sangue la propria indipendenza e forse, nonostante l’amore e l’affetto dei genitori e di un fratello molto legato a lui, ha bisogno di altre strategie per essere in pace con se stesso.
Dice ancora l’autore: Mi pareva che il libro fosse una lunga lettera indirizzata a lui, una lettera che non avrebbe mai letto (e se il libro fosse stato una lunga lettera indirizzata a lui, questo è ciò che penso adesso, avrei dovuto scriverlo meglio, renderlo più sincero, più attento alla sua sensibilità). Ma il libro non era una lunga lettera indirizzata a lui, ragionai subito dopo, disteso sul letto, non so se sveglio o addormentato.
Mi rifaccio la domanda: di fronte ad un problema di carattere psicologico è meglio scrivere un libro o rivolgersi ad un buon psicanalista? Al di là delle capacità letterarie che uno possa avere o meno, la risposta però sarebbe un’altra. Io preferirei lo psicanalista.
Ma Fuks ha fatto un buon lavoro. Sincero ed emozionante. E va bene che per parlare di un fratello abbia scelto di farlo con la scrittura.
di Alfredo Ronci
CERCA
NEWS
-
8.03.2026
Mattioli 1885
Thomas Wolfe- "Angelo, guarda il passato". -
8.03.2026
Adelphi
Giorgio Manganelli - "Laboriose inezie". -
8.03.2026
Ponte alle Grazie
Francesco Pecoraro - "La fine del mondo".
RECENSIONI
-
Simone De Beauvoir
Le inseparabili
-
Louis-Ferdinand Celine
Londra
-
William Sloane
La porta dell’alba
ATTUALITA'
-
Stefano Torossi
Gustav Holst 1874 - 1934
-
Stefano Torossi
Giovanni Bottesini 1821 - 1889
-
Stefano Torossi
GEORGE ANTHEIL 1900 – 1959
CLASSICI
CINEMA E MUSICA
-
Marco Minicangeli
Jastimari
-
Marco Minicangeli
The Dangers in My Heart
-
Lorenzo Lombardi/Marco Minicangeli
28 anni dopo – Il tempio delle ossa.
RACCONTI
-
Dauphine Potter
Summer, estate, summer summer.
-
Pietro Poltronieri
Sumud Flotilla
-
Eugenio Flajani Galli
Ciro e il Miracolo di S. Gennaro
