RECENSIONI
Baret Magarian
Melting point
quarup, traduzione di Andrea Sirotti e Elena Moncini, Pag. 156 Euro 14,90
Qualcuno di voi dirà: ma chi è questo qui e soprattutto ma perché proprio lui?
Non ho una risposta precisa. Certo, conta la casa editrice (ne ho un ottimo ricordo e visto che è piccolina, mi auguro che possa resistere).
Certo conta la nota conclusiva di Jonathan Coe (di cui mantengo un’idea fantastica sul perché ha scritto un romanzo grandioso e poi niente più… almeno per me).
Certo, contano i riferimenti culturali che sempre lo stesso Coe dice nel suo saggetto conclusivo (Woody Allen, Samuel Beckett – addirittura! – David Lynch).
Ma a farla breve, ho scelto di leggere Magarian (che fa innumerevoli mestieri – pianista, modello di nudo (cacchio), giornalista freelance e regista teatrale d’avanguardia) perché mi è stato chiesto di farlo ed io, molto garbatamente, l’ho fatto.
Veniamo a noi. Che dire? Io partirei da una dichiarazione dello stesso Magarian: Perciò sforniamo tutti merda, perché la merda è il mezzo espressivo della nostra epoca, proprio come il blank verse era il mezzo espressivo dell’era shakespeariana e il romanzo lo era dell’Ottocento.
Giusto, non solo sforniamo merda, ma essenzialmente lo siamo, e assai gradito è lo scrittore che ce lo ricorda e lo tiene a mente. Per il resto non vedo altro di stuzzicante.
Intendiamoci, Magarian ha una buona penna, a volte buonissima, e sa rendere al meglio gli stadi intermedi della mente umana (qui è il caso di citare Lynch, ma al limite potremmo citarne altri), ma non ci sentiamo di innalzarlo a nuova sostanza letteraria.
Sa affrontare i generi: tratta il noir e il poliziesco come fosse una cosa naturale ed istintiva (mica vero, accidenti) , ma più che lampi di genio rivela un’attitudine particolare alla registrazione degli eventi. Ma sappiamo che questo può essere anche il segno di altri scrittori contemporanei.
Dei 10 racconti uno in particolare si è fatto sentire Cancellare le onde (perché poi ricorda molto le stesse sorti dell’autore): quello in cui non si riesce a capire come la fortuna scelga le persone e i suoi errori (perché a volte sono proprio errori). L’esito non è per niente risolutivo, anzi, e noi rimaniamo come lo scrittore. Ad attendere che qualcosa di meglio prima o poi possa capitarci.
Però Magarian merita un gustoso. Sta bene.
di Alfredo Ronci
Non ho una risposta precisa. Certo, conta la casa editrice (ne ho un ottimo ricordo e visto che è piccolina, mi auguro che possa resistere).
Certo conta la nota conclusiva di Jonathan Coe (di cui mantengo un’idea fantastica sul perché ha scritto un romanzo grandioso e poi niente più… almeno per me).
Certo, contano i riferimenti culturali che sempre lo stesso Coe dice nel suo saggetto conclusivo (Woody Allen, Samuel Beckett – addirittura! – David Lynch).
Ma a farla breve, ho scelto di leggere Magarian (che fa innumerevoli mestieri – pianista, modello di nudo (cacchio), giornalista freelance e regista teatrale d’avanguardia) perché mi è stato chiesto di farlo ed io, molto garbatamente, l’ho fatto.
Veniamo a noi. Che dire? Io partirei da una dichiarazione dello stesso Magarian: Perciò sforniamo tutti merda, perché la merda è il mezzo espressivo della nostra epoca, proprio come il blank verse era il mezzo espressivo dell’era shakespeariana e il romanzo lo era dell’Ottocento.
Giusto, non solo sforniamo merda, ma essenzialmente lo siamo, e assai gradito è lo scrittore che ce lo ricorda e lo tiene a mente. Per il resto non vedo altro di stuzzicante.
Intendiamoci, Magarian ha una buona penna, a volte buonissima, e sa rendere al meglio gli stadi intermedi della mente umana (qui è il caso di citare Lynch, ma al limite potremmo citarne altri), ma non ci sentiamo di innalzarlo a nuova sostanza letteraria.
Sa affrontare i generi: tratta il noir e il poliziesco come fosse una cosa naturale ed istintiva (mica vero, accidenti) , ma più che lampi di genio rivela un’attitudine particolare alla registrazione degli eventi. Ma sappiamo che questo può essere anche il segno di altri scrittori contemporanei.
Dei 10 racconti uno in particolare si è fatto sentire Cancellare le onde (perché poi ricorda molto le stesse sorti dell’autore): quello in cui non si riesce a capire come la fortuna scelga le persone e i suoi errori (perché a volte sono proprio errori). L’esito non è per niente risolutivo, anzi, e noi rimaniamo come lo scrittore. Ad attendere che qualcosa di meglio prima o poi possa capitarci.
Però Magarian merita un gustoso. Sta bene.
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