RECENSIONI
Montero Glez
Quando la notte obbliga
Salani euro , Pag. 235 Euro 13,00
Montero Glez è un narratore affascinato dalle infinite possibilità del racconto. È assolutamente soggiogato dalla capacità che la lingua ha di dare forma alla realtà, di plasmarla come creta. Questa sua fascinazione fa capolino in ogni anfratto del testo, traspare da ogni singola parola, si fa strada nelle venature che percorrono la storia, traccia una scia di segnali vischiosi che impastano lo sguardo che scorre sulla pagina. Sarebbe quasi da leggere ad alta voce, questo giallo atipico in cui non è chiaro il vero oggetto del contendere, non è chiaro il movente di alcuni crimini, in cui i personaggi si muovono liquidi per sparire e ricomparire altrove.
Il primo protagonista è il vento, il vento di Tarifa, che soffia così forte da cancellare il numero di scarpe, al suo passaggio infuriato strappa via i pois dai fazzoletti, porta con sè latrati di cagna e baci perduti per sempre. E poi le donne e la loro lasciva libertà nei giorni di feria (giorni di festività spagnola incui non si celebra alcun santo nè alcun mistero della vita di Cristo). L'autore mescola elementi che rendono gli uomini pazzi e ci racconta la storia di un viaggiatore, che a sua volta ha udito dalla bocca bavosa e malmessa del Luisardo, un viscido ometto che non può fare a meno di mentire intercalando fandonie con il vocativo bimbo. Il Luisardo è il deus ex machina della vicenda, visto che alla sua lingua menzognera si devono alcuni svolgimenti e sommovimenti nelle peripezie del viaggiatore, l'eroe che ha la mala sorte di amare la Milagros, sorella conturbante e meretrice di Luisardo. Costui guarda con morbosità lo sboccio della passione e per cavarsi d'impiccio nei suoi loschi traffici mette sulle piste del viaggiatore due aguzzini temibili quanto improbabili, Ginesito, un killer con stuzziadenti e cicatrice come nei migliori thriller e la Duchessa, un travestito in parrucca bionda imponente e sadico. Intorno a questo intreccio pericoloso si muovono come mosche altri personaggi più o meno vili e disgustosi: le proprietarie di un postribolo omosessuale e zoofile (la Chacòn e la Patro), le altre puttane con più curve di una bottiglia di coca-cola, un turista grasso che trascina valigie bagagli e bauli, un marocchino che nasconde un tesoro, un venditore di bibbie, un porcaio istruito.
Se già il parco di personaggi sembra complicare la situazione il resto lo fa la narrazione di Glez, che costringe a continui salti temporali, mandando avanti e indietro il tasto di scorrimento del tempo presente, mostrando prima cose successe dopo, tirando i fili di personaggi ripescati da altrove e cuciti nella storia mentre accade, arrotolando trame come in un albero genealogico che sa di mitologia.
Tutto ciò rende non proprio facile e scorrevole la lettura, ma se di un libro amate anche la musicalità linguistica e vi piace farvi cullare dalle parole mentre girano attorno alla testa come farfalle, sarete ripagati da questo romanzo. Non c'è attimo in cui l'autore vi lasci andare soli, in cui non vi costringa a seguire con attenzione la storia, in cui dimentico vi perda. In ogni ora dedicata saprete esattamente cosa state leggendo, richiamati all'attenzione dai guardinpò, dai che vos sapete, dagli improperi politicamente scorrettissimi di questo strano carosello spagnolo impastato di arabeschi.
di Enrica Murru
Il primo protagonista è il vento, il vento di Tarifa, che soffia così forte da cancellare il numero di scarpe, al suo passaggio infuriato strappa via i pois dai fazzoletti, porta con sè latrati di cagna e baci perduti per sempre. E poi le donne e la loro lasciva libertà nei giorni di feria (giorni di festività spagnola incui non si celebra alcun santo nè alcun mistero della vita di Cristo). L'autore mescola elementi che rendono gli uomini pazzi e ci racconta la storia di un viaggiatore, che a sua volta ha udito dalla bocca bavosa e malmessa del Luisardo, un viscido ometto che non può fare a meno di mentire intercalando fandonie con il vocativo bimbo. Il Luisardo è il deus ex machina della vicenda, visto che alla sua lingua menzognera si devono alcuni svolgimenti e sommovimenti nelle peripezie del viaggiatore, l'eroe che ha la mala sorte di amare la Milagros, sorella conturbante e meretrice di Luisardo. Costui guarda con morbosità lo sboccio della passione e per cavarsi d'impiccio nei suoi loschi traffici mette sulle piste del viaggiatore due aguzzini temibili quanto improbabili, Ginesito, un killer con stuzziadenti e cicatrice come nei migliori thriller e la Duchessa, un travestito in parrucca bionda imponente e sadico. Intorno a questo intreccio pericoloso si muovono come mosche altri personaggi più o meno vili e disgustosi: le proprietarie di un postribolo omosessuale e zoofile (la Chacòn e la Patro), le altre puttane con più curve di una bottiglia di coca-cola, un turista grasso che trascina valigie bagagli e bauli, un marocchino che nasconde un tesoro, un venditore di bibbie, un porcaio istruito.
Se già il parco di personaggi sembra complicare la situazione il resto lo fa la narrazione di Glez, che costringe a continui salti temporali, mandando avanti e indietro il tasto di scorrimento del tempo presente, mostrando prima cose successe dopo, tirando i fili di personaggi ripescati da altrove e cuciti nella storia mentre accade, arrotolando trame come in un albero genealogico che sa di mitologia.
Tutto ciò rende non proprio facile e scorrevole la lettura, ma se di un libro amate anche la musicalità linguistica e vi piace farvi cullare dalle parole mentre girano attorno alla testa come farfalle, sarete ripagati da questo romanzo. Non c'è attimo in cui l'autore vi lasci andare soli, in cui non vi costringa a seguire con attenzione la storia, in cui dimentico vi perda. In ogni ora dedicata saprete esattamente cosa state leggendo, richiamati all'attenzione dai guardinpò, dai che vos sapete, dagli improperi politicamente scorrettissimi di questo strano carosello spagnolo impastato di arabeschi.
di Enrica Murru
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