RECENSIONI
Alan Bennett
Scritto sul corpo
Adelphi, pag. 57 Euro 5,50
Da qualche anno la casa editrice di Milano ci ha abituato a questi volumetti color rosa shocking dello scrittore inglese Alan Bennett. Chissà perché ci aspettavamo altro: eccoci accontentati, due sono le novità. La prima è che i volumetti sono ancora più piccoli (è la nuova collana adelphiana piccina piccina), la seconda, ma non ne sentivamo il bisogno, ma tant'è, addirittura il coming out dell'autore. In realtà la "confessione" fa parte di una ben più ponderosa opera autobiografica che speriamo ci vogliano risparmiare.
Ordunque: Scritto sul corpo sembrerebbe invece scritto su un polsino di camicia perché la signatura dell'epidermide presupporrebbe una profondità maggiore: qui la frociaggine su cui si disquisisce (pardon, la presa di coscienza) sembra molto parrocchiale e catechistica. Sfugge a volte, non sempre, ai sensi di colpa, ma si ammanta di improbabili coincidenze che lasciano il lettore, più smaliziato e coerente, spaesato e turbato: La camera di una pensione è un ambiente appropriato per il mio primo orgasmo; infatti (allora non lo sapevo) fu in una pensione che venni concepito in un Bank Holiday di agosto del 1933 a Morecambe o a Filey (pag.20).
Si diceva che la scultura interiore chiama altre considerazioni: ricordo il detto panelliano (poeta che passa con disinvoltura dalla parola incisa alla parola uccisa) la parola è nella carne. O quella sorta di epitaffio toccante di Busi: Lo stomaco è come il buco del culo, rischia di diventare la parte trainante del cervello.
Qui l'abluzione è con l'acqua di rose: si discetta di pubertà e sessualità, di presa di coscienza e di prese nel culo con l'indifferenza di chi crede che lo standard sia modus vivendi.
Eh no! Passi l'erotismo quasi bisestile e le analogie da mercato ortofrutticolo dell'autore: Ormai sono sulla ventina da un pezzo, anzi vado per i trenta, e fra me e la mia vita sessuale c'è lo stesso rapporto che fra Wilfred Thesiger e il deserto. Thesiger poteva attraversare vaste regioni sabbiose con poche sorsate d'acqua e una manciata di fichi. Analogamente io potevo resistere per mesi, anni a volte, senza mai toccare un fico (sic!)(pag.52). Passi l'autocitazione teatrale (Bennett ha scritto numerose opere teatrali) dall'Habeas Corpus del 1973: Sciupai tutta la vita ad aspettare/poi l'occasione venne, e la mancai (pag.53).
Passi la tenera considerazione sull'essere occhialuto: Nelle rare occasioni in cui vado a letto con qualcuno, (e daje!) mi accorgo di togliermi gli occhiali solo dopo i vestiti; la vera nudità viene per ultima (pag.48). Passi il lapalissiano luogo comune dei froci: I giovani dei quali mi innamoro sono sempre etero(pag.54). Ma mandar giù quella confessione che sembra estorta da un agente in un commissariato di polizia mi sembra veramente troppo: probabilmente avrebbero pensato che ronzassi intorno ai gabinetti pubblici, molestassi i bambini o magari mi travestissi da donna, (sic!!!!) tutte cose che non mi hanno mai solleticato neanche un po'. (pag.34-35).
Insomma, un libriccino questo che dovrebbe essere vietato ai minori di 16 anni, non perché osceno e quindi illeggibile, ma perché deleterio e oscurantista. Si rischia poi di doversi confrontare con Don Mazzi su "pietas" e tolleranza.
Dio ce ne scampi e liberi.
di Eleonora del Poggio
Ordunque: Scritto sul corpo sembrerebbe invece scritto su un polsino di camicia perché la signatura dell'epidermide presupporrebbe una profondità maggiore: qui la frociaggine su cui si disquisisce (pardon, la presa di coscienza) sembra molto parrocchiale e catechistica. Sfugge a volte, non sempre, ai sensi di colpa, ma si ammanta di improbabili coincidenze che lasciano il lettore, più smaliziato e coerente, spaesato e turbato: La camera di una pensione è un ambiente appropriato per il mio primo orgasmo; infatti (allora non lo sapevo) fu in una pensione che venni concepito in un Bank Holiday di agosto del 1933 a Morecambe o a Filey (pag.20).
Si diceva che la scultura interiore chiama altre considerazioni: ricordo il detto panelliano (poeta che passa con disinvoltura dalla parola incisa alla parola uccisa) la parola è nella carne. O quella sorta di epitaffio toccante di Busi: Lo stomaco è come il buco del culo, rischia di diventare la parte trainante del cervello.
Qui l'abluzione è con l'acqua di rose: si discetta di pubertà e sessualità, di presa di coscienza e di prese nel culo con l'indifferenza di chi crede che lo standard sia modus vivendi.
Eh no! Passi l'erotismo quasi bisestile e le analogie da mercato ortofrutticolo dell'autore: Ormai sono sulla ventina da un pezzo, anzi vado per i trenta, e fra me e la mia vita sessuale c'è lo stesso rapporto che fra Wilfred Thesiger e il deserto. Thesiger poteva attraversare vaste regioni sabbiose con poche sorsate d'acqua e una manciata di fichi. Analogamente io potevo resistere per mesi, anni a volte, senza mai toccare un fico (sic!)(pag.52). Passi l'autocitazione teatrale (Bennett ha scritto numerose opere teatrali) dall'Habeas Corpus del 1973: Sciupai tutta la vita ad aspettare/poi l'occasione venne, e la mancai (pag.53).
Passi la tenera considerazione sull'essere occhialuto: Nelle rare occasioni in cui vado a letto con qualcuno, (e daje!) mi accorgo di togliermi gli occhiali solo dopo i vestiti; la vera nudità viene per ultima (pag.48). Passi il lapalissiano luogo comune dei froci: I giovani dei quali mi innamoro sono sempre etero(pag.54). Ma mandar giù quella confessione che sembra estorta da un agente in un commissariato di polizia mi sembra veramente troppo: probabilmente avrebbero pensato che ronzassi intorno ai gabinetti pubblici, molestassi i bambini o magari mi travestissi da donna, (sic!!!!) tutte cose che non mi hanno mai solleticato neanche un po'. (pag.34-35).
Insomma, un libriccino questo che dovrebbe essere vietato ai minori di 16 anni, non perché osceno e quindi illeggibile, ma perché deleterio e oscurantista. Si rischia poi di doversi confrontare con Don Mazzi su "pietas" e tolleranza.
Dio ce ne scampi e liberi.
di Eleonora del Poggio
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La sovrana lettrice
Adelphi, Pag. 95 Euro 12,00Magari anche a voi, come all'imprevista protagonista di questo romanzo, sarà capitato di pensare che la lettura è un vizio per pochi. Un hobby che si può permettere solo chi ha tempo a sufficienza per oziare in poltrona a sfogliare svogliatamente pagine e a scorrere righe senza che ce ne sia una vera necessità. Può capitare di sentirsi uomini/donne d'azione, fatti per la vita vissuta e da vivere e non per le esperienze agite per interposta persona.
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