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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Carlo Sperduti

Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi

Gorilla Sapiens, Pag. 128 Euro 11
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Non capita spesso di poter segnalare con slancio sia un autore relativamente nuovo e bravo davvero, sia una casa editrice meritevole, dai battenti relativamente freschi di apertura. È il caso di Carlo Sperduti, classe 1984, autore Intermezzi dal 2011, i cui racconti sono già apparsi in antologie per i tipi di CaratteriMobili e Zero91; è il caso delle Gorilla Sapiens, editrici romane degli agili volumetti brossurati che quest’anno, a Torino, hanno salvato la faccia dell’Incubatore (che per chi non è stato al Lingotto di recente, è l’angolino un po’ punitivo riservato alle nuove leve del morente panorama editoriale italiano). Questi due talenti si sono incontrati, sfavillando, per realizzare l’antologia di racconti di cui si occupa questa recensione. D’obbligo citare anche Rita Petruccioli, che ha contribuito sul fronte del progetto grafico, copertina compresa (vedere per godere). E non è un caso nemmeno che all’interno di una recensione il recensore si morda la coda menzionando la recensione stessa, perché è questa la cifra dei 25 racconti – suddivisi in quattro parti – che vanno ad affollare le scarse 130 pagine del libro. Sperduti gioca a meraviglia con la funzione fatica del discorso, sfonda la quarta parete, squarcia di gusto la gallina dalle uova d’oro per vedere cosa c’è dentro. Tattica rischiosa, e va detto in tutta franchezza che il libro mantiene solo parte delle promesse avanzate tra la formidabile quarta di copertina e l’indice, che invitano il lettore ad affrontare un testo demenziale – in senso buono, landisiano – sulla dislessia, frantumato in tanti raccontini e quattro parti, vale a dire Avventure, Amori, Intermezzo tragico, Saggistica. Che lo strike sia solo parziale lo dimostrano le tre paginette del racconto eponimo: ci si aspetterebbe di più, a maggior ragione dopo essersi scompisciati nel leggerle. Gli altri testi sono discreti, anche se l’impressione di trovarsi dinanzi a tanti «stub» da wikipedia non propriamente sviluppati o portati alle giuste, estreme conseguenze aleggia per tutto il volume. In compenso, il paratesto eccelle: dal già citato progetto grafico alla prefazione di Gero Mannella – il geniaccio dietro al sito Storie che fanno cagare (al nord) o cacare (sud, isole) – fino all’autorecensione che conclude il libro, Non sono d’accordo con quello che scrivo. Verrebbe da dire tanta roba, tante potenzialità, tanta (forse troppa) vertigine da mise en abîme, ma il nome di Sperduti va senz’altro segnato nella lista dei da-non-perdere-di-vista. Insieme a quello delle Gorilla Sapiens.

di Simone Buttazzi


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