RECENSIONI
Sergio Bufano
Una pallottola per il commissario Valtierra
21 edizioni, Pag. 134 Euro 16,00
Carine e imbarazzanti le informazioni sul libro alla quarta di copertina: un capolavoro del noir argentino, grande successo in Spagna.
Ora, siamo decisamente lieti delle vendite di questo curioso giallo nelle patrie diverse dall’originale e siamo soddisfatti comunque del successo di questa storia in una dimensione (la Spagna) che sa comprendere le dinamiche, ma ciò non toglie che un certo imbarazzo lo si colga nel leggere il libro.
E vediamo il perché.
Il commissario Valtierra è un uomo tutto d’un pezzo e anche se non è propriamente un seguace del generale Videla (la vicenda si svolge durante la dittatura militare) a tratti si distingue per il suo modo non proprio democratico di risolvere le situazioni. Non rinuncia ai pugni (anzi, a volte se ne vanta pure) e non rinuncia nemmeno a situazioni poco istituzionalizzate. Insomma, è un gran cagnaccio.
Contro di lui (è evidente, contro il potere c’è sempre qualcuno che lo combatte) l’Inglesito, uno studente universitario, idealista e volenteroso che ha deciso di vendicare tutti i compagni scomparsi negli ultimi anni.
Dunque la storia è tutta qui. Ma in fondo questo noir come procede?
A fasi alterne: un capitolo ciascuno e una situazione che il lettore più smaliziato non teme di riuscire a compiere. E qual è il compimento finale? L’incontro fra i due… ma non la soluzione tra il bene e il male.
E dov’è allora l’imbarazzo che ci fa pensare ad una malriuscita dell’intera vicenda? Pur avendo profondamente rispetto per l’autore e per il suo non facile passato (fu perseguitato durante la stagione militare) quello che mi ha lasciato poco convinto è la parziale incertezza dell’uno (l’Inglesito) e la sfacciataggine (sua, del commissario, non della dittatura) pur con le dovute specificazioni. Per non parlare poi del finale, che riporto senza togliere niente al tutto: Il commissario alzò il volto e lo guardò. Qualcuno da lontano gridava.
“Lei è un torturatore” disse, pur di spezzare il silenzio.
“ E tu un moccioso di merda”.
Già un moccioso di merda. Ma è una qualifica?
di Alfredo Ronci
Ora, siamo decisamente lieti delle vendite di questo curioso giallo nelle patrie diverse dall’originale e siamo soddisfatti comunque del successo di questa storia in una dimensione (la Spagna) che sa comprendere le dinamiche, ma ciò non toglie che un certo imbarazzo lo si colga nel leggere il libro.
E vediamo il perché.
Il commissario Valtierra è un uomo tutto d’un pezzo e anche se non è propriamente un seguace del generale Videla (la vicenda si svolge durante la dittatura militare) a tratti si distingue per il suo modo non proprio democratico di risolvere le situazioni. Non rinuncia ai pugni (anzi, a volte se ne vanta pure) e non rinuncia nemmeno a situazioni poco istituzionalizzate. Insomma, è un gran cagnaccio.
Contro di lui (è evidente, contro il potere c’è sempre qualcuno che lo combatte) l’Inglesito, uno studente universitario, idealista e volenteroso che ha deciso di vendicare tutti i compagni scomparsi negli ultimi anni.
Dunque la storia è tutta qui. Ma in fondo questo noir come procede?
A fasi alterne: un capitolo ciascuno e una situazione che il lettore più smaliziato non teme di riuscire a compiere. E qual è il compimento finale? L’incontro fra i due… ma non la soluzione tra il bene e il male.
E dov’è allora l’imbarazzo che ci fa pensare ad una malriuscita dell’intera vicenda? Pur avendo profondamente rispetto per l’autore e per il suo non facile passato (fu perseguitato durante la stagione militare) quello che mi ha lasciato poco convinto è la parziale incertezza dell’uno (l’Inglesito) e la sfacciataggine (sua, del commissario, non della dittatura) pur con le dovute specificazioni. Per non parlare poi del finale, che riporto senza togliere niente al tutto: Il commissario alzò il volto e lo guardò. Qualcuno da lontano gridava.
“Lei è un torturatore” disse, pur di spezzare il silenzio.
“ E tu un moccioso di merda”.
Già un moccioso di merda. Ma è una qualifica?
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