Cinema e Musica

Reggae Party con l'outsider: 'Rebirth ' di Jimmy Cliff
E' ora di muovere le natiche gente perchè è tornato Jimmy Cliff, ammesso che sia mai andato via, lui è qui con una rinata e risorta vitalità che riporta a quel verso di 'The harder they come the harder they fall': "... and I'll keep on fightin' for the things I want... "! Sì, la vocazione sociale, creativa e collettiva di questo 64enne non si è mai spenta e vi vedo già coi vostri lumini agitarvi, ancheggiare al ritmo lacrimevole ma caldo e sostenuto di 'Cry no more', che mi piace il giusto con il mondo a capasotto di 'World Upside Down' perché c'è di meglio in Rebirth nato in sintonia con quel punk dei Rancid, Tim Armstrong.

L'ex corvo vola a ritroso: 'Big moon ritual' dei Chris Robinson Brotherhood.
Nel titolo ho scritto ex, ma davvero non so, e non sto dietro a gossip del genere, se Chris Robinson, cantante ed anima del Black Crowes, ha lasciato il gruppo, certo è che come spirito irrequieto e stimolante si da molto da fare.
Chris Robinson Brotherhood è un progetto non nuovo, ma nel corso del tempo ha sempre più assunto le sembianze di una band rincorsa da fantasmi degli anni sessanta/settanta.
Personalmente ho un po' aspettato la segnalazione di questo disco, dopo però averlo ascoltato attentamente, per vedere e leggere le solite nenie enumeratrici dei vari blog o siti musicali.

Le brume dark del ritorno dei Dead Can Dance: 'Anastasis'.
Diciamocela anche per scherzare: se nel mondo esistono eserciti d'individui vestiti di nero con indosso un sacco di ammennicoli lo dobbiamo anche ai due dei Dead Can Dance che, con la loro musica, hanno in qualche modo sdoganato una certa propensione giovanile all'oscurità e al facile maledettismo. Però celiando non possiamo non ammettere che Brendan Perry e Lisa Gerrard ci sanno veramente fare (soprattutto il primo!).

Da una profonda insanity, la purezza della poesia: 'Toward the low sun' dei Dirty Three
Li abbiamo visti in Italia, da poco, in tour con performance coinvolgenti che evocano atmosfere cavernose ed esclusive da club: nicchie di aderenza a qualcosa dal sound speciale, pensiero e versi in musica. Infatti, il trio dei Dirty Three si esprime con gli accordi; in passato ha tentato l'accidentato sentiero del canto senza ottimi risultati di mercato, ma a me piacevano lo stesso.

Non c'è bisogno di raddoppiare il nome per essere sempre grandi: 'Tucson' dei Giant Giant Sand.
Vai a sapere perché Howe Gelb ha raddoppiato il nome della band passando da 'Giant Sand' a 'Giant Giant Sand'. Qualsiasi spiegazione, a me, risulterebbe una facezia, perché quel che mi interessa è la qualità della musica, e qui c'è poco da contestare.
Gelb lo ritengo uno delle menti più sottili del panorama musicale e la sorpresa dell'anno scorso, Alegrias (che avevo valutato come uno dei migliori dischi dell'anno) con la sua band di gitani, mi aveva confermato la sua duttilità e la sua creatività, pur mantenendo una coerenza formidabile ed inattaccabile.

Allevi, nostro bersaglio preferito.
Giovanni Boldini 1842-1931 è un magnifico e furbo illustratore dalla tecnica impeccabile, a cui bisogna riconoscere un'invenzione apparentemente banale, in realtà formidabile, che ha fatto la sua fortuna. Nei suoi ritratti (non ha dipinto altro tutta la vita) allunga le figure, un po' come El Greco, solo che quelle del Greco sono tragiche o mistiche, quelle di Boldini fatue ed eleganti. Ora, siccome desiderio supremo di tutte le dame e i dandy che si fanno fare il ritratto è sempre stato, allora come adesso, di apparire più magri e più alti, ecco che un quadro di Boldini diventava lo specchio delle loro brame.

L'eroe protopunk 'arrota' la erre ed esce fuori 'Après.
Stiano tranquilli i figliocci del rock, il loro eroe non è impazzito. E poi non sarebbe manco la prima volta. Già nel 2009 Iggy Pop aveva disorientato i suoi seguaci con Preliminaires: una sorta di via al 'croonerismo'. Ma noi orchi, si sa, siamo ancor più tignosi: tanto per far capire che non cadiamo dalle nuvole come invece fanno molti, segnaliamo che già nel lontano 1997, quindici anni fa orsù dunque, il nostro vecchierello (ma la smettesse di far vedere la tartaruga nelle foto, abbiamo capito che c'ha ancora il fisico, ma basta!)

Bacchette o forchette?
Martedì dieci luglio, Parco della Musica, pomeriggio. Apertura del Japanese Musicfest con mostra di calligrafia giapponese contemporanea, concerto e spuntino sushi dopo i discorsi. Riassu-miamo.
La calligrafia: è una bellissima pittura che va letta, da chi ci riesce, naturalmente. Ci dicono che ha anche significati più profondi di quelli esclusivamente decorativi che arrivano a noi. "Non ci sono correzioni.

La musica 'ambient' di un personaggio antipatico: 'The Duke' di Joe Jackson.
Mi chiedo come faccia a rimaner simpatico uno che circa trent'anni fa disse che il rock era morto. Eppure da lì lui veniva, pur se voleva sbandierare da subito liaison con la musica più raffinata e cool. Le esperienze le aveva fatte tutte e per anni fu una delle migliori promesse della new wave anni ottanta. Poi le smanie jazz, con risultati dapprima sorprendenti (Jumpin' Jive del 1981, con musiche di Cab Calloway fu episodio quasi capolavoro) poi via via sempre più standard.
Ultimamente lo avevamo perso di vista, meglio ancora, ce ne fregava assai poco, dal momento che per lui il mondo rock era out, e se permetti...

Mozart e lo scacciapensieri.
Fantastico! Voi non avete neanche idea in quale angolo del mondo hanno piazzato il concorso internazionale di scacciapensieri. Perché una faccenda simile esiste davvero. A Cefalù, a Corleone? Neanche per sogno; a Jakutsk in Siberia. Notizia quanto meno stupefacente per noi che ci consideriamo gli inventori di questo giocattolo. Lo ha vinto l'anno scorso Albin Paulus, lo sconcertante solista che ha riempito da solo la prima parte della serata dedicata all'Austria dalla Filarmonica Romana nella rassegna "I Giardini di Luglio".
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