I Classici

Quel che resta: “L’aria che respiri” di Luigi Davì.
Di questi tempi si dice sempre che, per far vendere un prodotto, in questo caso editoriale, gli esperti del settore se ne inventano di tutti i colori.

Un nome da rivalutare. “Schiaccia il serpente” di Mauro Curradi.
C’è un sito internet che è segnato come “Alla ricerca delle rare edizioni dei libri di Mauro Curradi”, stando a significare, e lo dico soprattutto per i lettori, la difficoltà ad avere tra le mani un libro appunto di questo autore.

Un’ipotesi di suggestione: “Macingu” di Pietro A. Buttitta.
Pietro A. Buttitta. Siciliano di nascita, si trasferì a Firenze dove ottenne la laurea in Scienze Politiche. Ben presto divenne collaboratore della Rai

Beati qui in grammatica moriuntur: “Racconto grammaticale” di Leo Pestelli.
Noi che studiamo e ci divertiamo (a volte, non sempre) a leggere i “nostri” classici e ad interpretarli a volte diversamente dal solito (il solito, in genere, è la nostra pletora di individui che si fanno passare per critici letterari)

Ma se il giudizio ‘positivo’ non fosse del tutto vero? “La pelle” di Curzio Malaparte.
Perché nel titolo dico questo? Andiamo con ordine. Nel parlare in modo entusiasta del capolavoro di Malaparte, e cioè Kaputt (in questa rubrica, tempo fa), tra le altre cose dicevo

Qual era la verità? “Amori d’Oriente” di Giovanni Comisso.
La questione è proprio questa. Dov’è la verità in questo libro, ammettendo che l’autore ce ne abbia voluta dare una?

Un camminatore deciso: “I ratti d’Europa” di Mario Lunetta.
Fermi tutti, siamo di nuovo in quel luogo. Che chiamo logo ma in realtà è una sorta di accademia della provocazione. Mi riferisco al Gruppo 63 e alle sue teorie sulla letteratura, ma in genere su tutto lo scibile umano.

Le confessioni di un ex-uomo: “Dissipatio H.G.” di Guido Morselli.
E’ il secondo libro che trattiamo in questa rubrica di Guido Morselli. Il primo fu quello che scrisse tra il 1966 e il 1967 ma che venne alla luce soltanto nel 1974 per le edizioni Adelphi

La nostalgia del lottatore: “Il supplente” di Fabrizio Puccinelli.
Devo dire la verità, quando mi sono accinto a leggere Il supplente di Fabrizio Puccinelli: di lui non sapevo assolutamente nulla, tranne le poche indicazioni che ricavai dalla lettura del libro che lo stesso autore ha scritto insieme a Giovanni Mariotti

Il tocco delicato della conoscenza: “L’invenzione” di Alberto Vigevani.
Il primo sentimento che m’ispirò fu di repulsione, al punto che evitavo di fissarlo, preoccupato che trasparisse. Nemmeno si può dire, semplicemente, che fosse brutto. Anzi, il suo volto assunse per me, col tempo, una bellezza particolare:
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