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Il Paradiso degli Orchi
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Racconti

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Leonardo Tonini

Le parole e la bellezza

Sollevai la testa dalla rivista. Lui non poteva essere più scuro in volto, guardava fisso in terra. Mugugnò un saluto e mi passò davanti senza fermarsi.

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Veronica La Peccerella

Glitch

Strade digitali, skyline di impulsi elettrici, un infinito orizzonte di possibilità. La prima volta che abbiamo lanciato Haven, non era altro che questo, poi ha iniziato a prendere forma. All’inizio c’erano solo i canali di comunicazione: reti neurali percorse da scie luminose che schizzavano da un capo all’altro, disegnando arcobaleni fluo. Gli snodi si ingrandivano, le idee si aggregavano, finché non è arrivato l’Alveare.

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Leonardo Tonini

Il sogno di Velasquez

Guardo fuori dalla finestra i cavalli, i bianchi cavalli anche se ce n’è uno nero, un magnifico stallone, credo, ma non me ne intendo, qui dentro nessuno si intende di niente, ho appoggiato la sedia alla finestra, sono salito sulla sedia e ora guardo i cavalli dietro il vetro, nel giardino, ho preso la sedia, ho dovuto, perché altrimenti non ci arrivo, nessuno ci arriva qui dentro, alla finestra, non so perché le hanno fatte così alte

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Vinny Brando

Una valigetta più pesante del solito

Oscar scese le scale ed entrò in cucina in uno stato di perdizione. Sentiva che non sarebbe stato in grado di affrontare un’altra giornata così, non se si fosse svolta come le altre migliaia di giornate vissute fino ad allora. Guardò sua moglie, quella stronza presuntuosa ed egoista, che metteva la colazione nei piatti e li appoggiava in tavola con noncuranza. Guardò suo figlio, quell’ingrato figlio, appunto, di una stronza. Giocava col cellulare e cosa ancora peggiore giocava col cibo che ormai dava per scontato.

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Leonardo Tonini

Il minimalista

Vivo in una grande casa e ci vivo da solo. Non che sia essa chiusa agli amici e alle amiche, siano benvenuti gli ospiti, non che manchino i gatti di passaggio e i passeri nel giardino, ma sto bene così, la mia solitudine è in definitiva una scelta, libera per quanto mai possano essere libere le nostre scelte. La casa è avita, del nonno che fece la fortuna della famiglia tanto che, sia il mio ormai defunto padre che io, su questa fortuna ci abbiamo campato, e conto di camparci ancora qualche annetto.

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Antonio Carnuccio

Con un filo d'erba tra i denti

Il giorno in cui a Tommaso Trupìa fu diagnosticato il cancro, era d’aprile. Un cancro allo stomaco a lui che era stato da sempre vegan. I medici non glielo spiattellarono subito in faccia e, tergiversando, gli chiesero se potevano parlare con qualche suo parente. Ma egli rispose che non aveva uno straccio di parente prossimo e che voleva sapere subito, lì su due piedi, la verità.

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Leonardo Tonini

Lo stilita

Io sono lo stilita. Non uno stilita, ma lo stilita, l'erede dell'unico stilita incarnatosi svariate volte da Simeone a me. Io sono colui che ha riportato lo stilitismo in occidente e che cambierà le sorti di questo secolo. Questa è coscienza, non è un delirio di un pover'uomo andato fuori di testa: io sono e resto un pover'uomo, uno che sicuramente senza questa scoperta, cioè la scoperta di essere io lo stilita, sarebbe davvero rimasto un uomo incompleto e irrealizzato.

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Maurizio Chiararia

Resoconto di una storia senza tempo

La casa tremava tutta. Un incessante rumore la pervadeva. Sulle scale la ringhiera traballava, le porte scricchiolavano, gli scalini di marmo vibravano. I topi non trovavano scampo. La casa era deserta. Le stanze vuote e polverose. Mucchi di carta negli angoli. Gli scaffali contenevano oggetti corrosi dal tempo e mangiucchiati dai tarli. Le pareti erano uno sfacelo. Screpolate, alcune erano per metà abbattute. Si poteva passare da un appartamento all'altro liberamente.

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Antonio Caranas

Stanchezza

La donna scostò la tendina della finestra, guardò in alto poi in basso, c’erano ancora pozzanghere per la strada, ma doveva uscire. Per forza, non aveva più niente nella credenza e nel frigo. Per una settimana obbligata a casa da una malattia virale, non le era rimasta che una scatoletta di carne.

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Leo Ruberto

Ammazzare il tempo

Di mattina mi alzo e faccio colazione. L'ho sempre fatta. Un tempo la facevo in modo diverso. Quel tempo che è stato ma sembra non esserci mai stato. In cui non avevo in mano altro che la tazza e il dolce. Ora al mio fianco c'è l'aggeggio. L'aggeggio che c'è tutto il giorno, quello che hanno chiamato rivoluzionario per fare operazione di marketing. E che rivoluzionario lo è diventato mentre io me la ridevo: ce l'abbiamo tutti. Lo smartphone.

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