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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Giovanna Repetto

Icarus

Watson, Pag. 149 Euro 15.00
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“Guarda che cosa ti hi portato.”
Riki tende il collo incuriosito, ma quello che più trapela è il sollievo per il mio ritorno. Anche questa volta, sapendo che ero scesa in paese, ha dubitato.
“Che cos’è?”
“Questa è una schiuma per lavarti il corpo e i capelli al posto del sapone. Senti come profuma, è all’aroma di pino.”
Ho scelto questo piccolo inserto del romanzo per far capire ai lettori come lavora la nostra Giovanna. Innanzi tutto lei non è una scrittrice di fantascienza, ma  una scrittrice tout-court. E se lavora di fino, come mi va di dire, può regalare situazioni che una semplice mente umana avrebbe bisogno di un po’ di tempo a mettere nella giusta considerazione (sempre che sia giusto quello che una persona pensa).
Prendiamo questo romanzo e prendiamo il brano che ho riportato. Silvia è una donna che decide di allontanarsi dalla vita di tutti i giorni per andare a fare assistenza a un ragazzo disabile e confidando soprattutto sulla sua esperienza maturata nell’impiego. Quello che si troverà di fronte non sarà un’immagine definita e costruita di un personaggio, ma una entità che le descrizioni della scrittrice renderà parzialmente  idonee.
Non solo, ma la capacità quasi trasgressiva di Silvia (anche sugli ideali dell’assistente ci sarebbe assai da sfrucugliare) la costringe a rendere quasi normale quello che per altri potrebbe essere quanto meno alieno. Sì, perché Riki non è un ragazzo a tutti gli effetti, ma una creatura che appena nata ha subito una serie di esperimenti da parte del padre. Una sorta di prigioniero incatenato ad una realtà che poco si adatta ai movimenti della vita normale.
In questa situazione incredibile ed angosciosa cosa fa Silvia? Oltre ad offrire un conforto adeguato (che alla fine diventerà amore), offre una possibilità concreta perché l’alieno diventi meno estraneo: gli regala un bagno schiuma.
Cos’è dunque questo romanzo? E soprattutto come si comporta il lettore di fronte ad una situazione del genere? Meglio ancora: chi è Giovanna  Repetto?
Una scrittrice che si oppone alle differenze (differenze di tutti i generi: culturali, sessuali, geografiche)? Forse.
Una scrittrice che ha bisogno di un personaggio immaginario per poi confrontarsi con la realtà? Forse.
Una scrittrice che vuole lasciare un segno nella letteratura adottando uno stile che a volte offre situazioni quanto meno discutibili? Forse.
Giovanna Repetto più che una scrittrice è una donna che parte dalle sue esperienze personali e letterarie per poi affrontare un mondo che lei stessa costruisce ma che sa perfettamente gestire e affrontare secondo le sue esperienze  di vita.
E’ indubbio che Icarus sia una storia che ha molto a che vedere con la letteratura ottocentesca e soprattutto con la letteratura chiusa del gotico e del soprannaturale. Ed è indubbio che sia anche una proposizione fantastica che prende spunto dalla migliore tradizione narrativa.
Ma quello che più sorprende e affascina è che Icarus sia una storia di oggi: una storia che apparentemente si confronta con gli altri ma che ha dentro di esso una forza perturbante, ma nello stesso tempo normalizzante.
Icarus, al di là di tutte le nostre intenzioni, è un inno alla vita.
E forse la mia recensione potrebbe essere  solo questo e niente altro.

P.S. Il romanzo, se non l’avete capito, è bellissimo, ma come al solito c’è un piccolo neo e che non ha nulla a che vedere con la figura di Giovanna: il ruolo della madre di Icarus è appena accennato come appena definita la sorte che le aspetta. Indagherei.

di Alfredo Ronci


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