Attualità

A proposito di “Vieni via”. Intervista a Nicola Viceconti
Abbiamo conosciuto Nicola Viceconti, scrittore e sociologo, leggendo i romanzi da cui trapela non solo l’amore per l’Argentina e per il tango, ma anche l’impegno nel sostenere i familiari dei desaparecidos falciati dal tragico golpe del 1976. L’ultimo romanzo Vieni via (qui recensito), diverso per ambientazione e contesto storico, ha suscitato la nostra curiosità. Lo incontriamo per rivolgergli alcune domande.
Le cattiverie del Cavalier Serpente: Il Sergente a sonagli e Il Principe Felice
Il Sergente a Sonagli 4 gennaio. La Sala dei Papi nel Palazzo dei Domenicani alla Minerva è un grande ambiente rina-scimentale munito, ringraziando gli architetti dell’epoca, di un’acustica terrificante e di una tempe-ratura artica, ma pieno di belle statue, compresa questa incompiuta Madonna, la cui mano palmata, che non ha mai visto l’ultima rifinitura, ci ha stregati.
Ci chiediamo perché
Baroccoccò Conferenza stampa di presentazione del Festival della danza spagnola e del flamenco. Amba-sciata di Spagna, Sala Rossa a Palazzo Borghese. Un cortile sontuoso, uno scalone a chiocciolone e questa sala sovraccarica di stucchi, lampadari, specchi, tappezzerie e vecchi mobili scricchiolanti e malfermi, tanto è vero che uno dei giornalisti ha rischiato di precipitare da una poltroncina a cui è crollato lo schienale.
Ineffabili consonanze. Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein
In principio era il Ragno. Potrebbe essere una cosmogonia fra le tante con cui l’uomo si accosta all’origine dell’universo. In realtà io sono ancora sotto la suggestione indotta dalla presenza di un ragno vivo all’interno di una delle installazioni che cercano di coniugare l’arte con la scienza in quella terra di confine che è l’intreccio fra le dimensioni di spazio e tempo. Perché questo è l’obiettivo della mostra: far dialogare arte e scienza nell’ottica di un nuovo umanesimo.
Si può vivere senza il salterio?
Certo; come si riusciva a vivere senza il giradischi prima che lo inventassero. Però domenica 10, nella sala dell’Immacolata a Santi Apostoli, l’ultimo raffinato concerto del festival dell’Architasto ci ha fatto capire che se invece il salterio c’è, si vive un po’ meglio.
Sorpresa quasi di famiglia
A Via Veneto, fra i tanti grandi alberghi, c’è il Grand Hotel Palace (ex Ambasciatori), costruito da Piacentini nel 1926. Come in tutti gli altri, anche in questo c’è il salone bar, che però non è un salone qualunque: è la “Sala Cadorin”. Guido Cadorin, pittore veneziano della prima metà del ‘900 è stato probabilmente uno degli ul-timi artisti del nostro tempo a ricevere una committenza privata: appunto la decorazione pittorica del salone bar del Palace.
Romani antichi e moderni
“Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”. Martedì 28 novembre, pomeriggio avanzato, quasi sera. Si inaugura la mostra ai Mercati Traianei di Roma. Difficile immaginare un argomento più interessante e una location più speciale. Oltretutto è una di quelle serate limpidissime di luna quasi piena, che, insieme alla nuova illuminazione dei fori impe-riali sui quali si affacciano i finestroni di quel centro congressi, supermercato, grande magazzino di venti secoli fa che costeggia il Foro Traiano, contribuisce a trasformare un evento da mondano a qualcosa di più: una magia di cultura e bellezza.
Due sorprese
Ci siamo capitati per un fortunato caso (altrimenti che sorpresa sarebbe stata?) che ci ha indotti a fare qualcosa di imprevisto: mollare quello per cui eravamo usciti da casa. Eravamo su, nella saletta al secondo piano del Mercato Centrale Roma di Via Giolitti, dove ci aveva dato appuntamento Arteindiretta per partecipare a un racconto accompagnato da proiezioni, su come pesci, crostacei e frut-ti di mare arricchivano le tavole imbandite nelle nature morte, soprattutto fiamminghe, del ‘600.

Pronti i premi e prorogati i termini del concorso!
Pronti i premi per i lettori che si cimenteranno nel concorso La Compagnia del Nastro, indetto dalla Redazione del Paradiso degli Orchi. Ecco le nuove indicazioni.
Momenti di intimità
Il Museo Andersen è una grande villa Art Nouveau appena fuori Porta del Popolo, in una tra-versa della Via Flaminia. Sconosciuta ai più, è stata l’abitazione e lo studio di Hendrik Christian Andersen, scultore norvegese della prima metà del novecento (niente a che fare con Hans Christian, quello delle favole), il quale, una volta scoperta Roma, come succedeva a molti viaggiatori europei, preferibilmente ricchi, ci aveva messo su casa e non se n’era più andato.
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