Racconti

La donazione
I tempi erano maturi per restituire qualcosa alla collettività. In molti non se la passavano bene; malattie genetiche, catastrofi ambientali, crollo dei mercati finanziari, forme variegate di disagio sociale. Avevo l’imbarazzo della scelta.

Scrivi se vuoi. Ok?
Talvolta ripenso a quelle sere d’agosto. Quando, sdraiati sul prato appena tagliato, restavamo per ore a raccontarci storie sulle stelle che sembravano brillare a intermittenza. Ci piaceva l’odore dell’erba, il rumore del karaoke del vecchio vicino stonato che prendevamo sempre in giro e la sensazione delle nostre mani intrecciate. Pensavo spesso che la maggior parte dei bagliori che vedevo fossero luci di posizione degli aerei, ma mi sbagliavo con facilità. Non ci ho mai visto bene, portavo degli occhiali con lenti spesse come fondi di bottiglia e una montatura tartarugata, già allora mi fidavo più dei tuoi occhi che dei miei.

Il negozio dei fogli di carta
Melanoma. Questo il nome della malattia che lo teneva inchiodato alla sedia di una sterile sala d’attesa dello Spedale Civile di Brescia. Da quando aveva quattordici anni non aveva mai perso una sola giornata di lavoro in negozio. Nemmeno la domenica quando abbassata la serranda, compilava i registri contabili, appoggiandosi ai tecnigrafi d’esposizione. Renzo era seduto e accartocciava una carta pregiata giapponese, che conteneva farfalle tra la filigrana. Tra il rumore della carta si srotolavano i ricordi.

Chiacchiere a noleggio
Se paghi il supplemento puoi scegliere il tipo di tono che terrò durante la conversazione. Al telefono, l’Anziana Signora chiede di essere moderatamente cinico. Cerco di spiegarle che è quasi impossibile moderare il cinismo, ma lei insiste parecchio. Dice che sì, vuole divertirsi, ma anche di andarci piano.

Lara
Arriva davanti alla porta, esita qualche secondo con le chiavi in mano e torna a specchiarsi: controlla che il rossetto non sia sbavato e che il tocco di matita sulle sopracciglia non le appesantisca lo sguardo. Prova un sorriso, lo cambia, mette su una faccia seria.

Maria Misericordiosa, Gioiosa et Amorosa
Dalla vetrina del bar, Pietro osservava l’edificio della Banca Gioiosa et Amorosa dove sarebbe entrato di lì a poco. Il cellulare squillò. Guardò stancamente il numero e riattaccò. Squillò di nuovo. Riattaccò. Quando la suoneria squillò ancora, spense il cellulare e cercò l’euro per pagare il caffè nel portafoglio consunto. Fece un sospiro e si incamminò verso la banca.

L’allevamento
Oggi torno da scuola e vedo il mio papà con un grosso regalo non vedo mio fratello. «Avanti scartalo!» Dentro c’è un bello nuovissimo gioco meccanico tutto splendente nel suo metallo nuovo nuovo. E i colori e la vernice dicono: «E dov’è il fra?». «Dai che è pronto da mangiare!» la mamma.

Innesti
Tutto è cominciato dagli occhi; a pensarci bene, la parte più semplice da replicare. Una camera, un disco di archivio per filmati e immagini, delle API(1) per collegarsi al sistema nervoso, un po’ di design nella realizzazione del bulbo oculare. E tac: il gioco è fatto.

Morte su Facebook
Era rassicurante, era rassicurante per quelli della mia generazione affermare che niente sarebbe mai durato, “oggi”. Oggi è passato, e invece ci sono cose che sono durate. Eravamo nell'era del digitale e pensavamo che la novità di oggi che ha cambiato il nostro stupido modo di vivere sarebbe poi scomparsa come si cancella un file dal proprio computer, o peggio come si scorre un contenuto sul nostro smartphone per poi dimenticarsene, e se te ne ricordi comunque non riesci più a trovarlo.

La coltellata
Quella notte sentivo Anna piangere. Non riuscivo a girarmi dall’altro lato del letto. Sapevo che la sua rabbia veniva da lontano, dallo stomaco, dal sangue. Fu l’unico momento in cui sospettai che lei sapesse qualcosa, ma non avevo il coraggio di dirle che questo qualcosa torturava anche me da tempo.
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