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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Antonio Manzini

Gli ultimi giorni di quiete

Sellerio, Pag. 231 Euro 14.00
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Rieccoci a parlare di Manzini. Un po’ perché lo merita e un po’ perché, in questo caso, merita un’attenzione particolare.
Lo abbiamo detto da sempre. Accanto a Camilleri, credo, rappresenti il meglio che la nostra letteratura noir (poliziesca) abbia partorito. La serie con Rocco Schiavone è veramente una bella fiction (e la serie televisiva, con Giallini, l’ha di certo amplificata).
Ma qui, in questo giallo fuori dal distretto di Schiavone, le cose non sono così semplici. Lasciando da parte quel che succede ad Aosta, Manzini s’imbatte stavolta in una storiaccia ambientata in Abruzzo. Una storia che pare vera (anzi lo è) e che mostra i caratteri forti e a volte amplificati delle persone comuni.
Ad una coppia hanno ucciso un figlio durante una rapina. Dopo alcuni anni il responsabile esce e l’episodio scatena una serie di complicazioni tra i coniugi. Tutti e due vorrebbero far qualcosa ma chi effettivamente muove i passi è la donna. Forte del suo anonimato segue e persegue l’uomo che ha ucciso suo figlio, fino a costringerlo ad eliminarla.
Mi bastano queste quattro righe per raccontare del libro e per raccontare le mie forti resistenze. Mi sono chiesto: è giusto stare dalla parte della donna, che nel pieno della sua disperazione, costringe l’uomo ad una partita definitiva col caso? Ma per raccontarci cosa? Non è il nostro paese, e la nostra democrazia, abituata a confrontarsi con altre idee ed altre soluzioni?
O forse dobbiamo stare dalla parte del delinquente, nella passiva considerazione che spesso di fronte a certe situazioni e pressioni, tutto può accadere, e che poi non c’è più nessuna responsabilità da adottare? E che se è successo ad un uomo che ha  già commesso non è detto che non capiti ad ognuno di noi.
Non lo so, ma il fatto di credere al poliziesco, a questo poliziesco, mi fa stare un po’ male. Probabilmente Manzini ha solo voluto raccontare una storia vera. Ma siamo sicuri che non sia andato oltre la solita, brillante scrittura?
Gli ultimi giorni di quiete sono forse stati ultimi sia per la donna che per l’uomo che decide la sua eliminazione.
Ma non per noi. Manzini mi piace, ma stavolta davvero no.

di Alfredo Ronci


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Insipido


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