Cinema e Musica

Un Robert Smith de-luxe (da anni in assenza di cose nuove e degne), ripropone il suo gioiello di famiglia: Disintegration.
Che Disintegration sia uno degli album più belli della storia della musica credo sia cosa ormai acclarata. Non esistono Pink Floyd senza The dark side of the moon (per alcuni The wall), non esistono Beatles senza Yellow Submarine, non esistono Cure senza Disintegration, appunto. A vent'anni (ventuno per la verità) dalla sua prima uscita, viene riproposta questa de-luxe version, un cofanetto con tre CD, uno dei quali composto di B side e remix dei pezzi principali. Pezzi che, a riascoltarli uno a uno, fanno venire i brividi.

Sharon Jones &The Dap Kings: I learned the hard way. Come va suonata la musica.
Lei ha fatto un mazzo così per arrivare dov'è arrivata ed il titolo del disco I learned the hard way la dice lunga: 'Ho imparato a mie spese'. Ed ha ragione. La sua vita non è stata per nulla facile (fino a qualche anno fa lavorava ancora come guardia carceraria) e quando è arrivato il successo (anche se parziale rispetto ad altre 'negritudini', pensiamo a Mary J.Blidge o a Beyoncé) non è stato soltanto un punto di arrivo, ma anche la certezza di aver conquistato un enorme credito presso i colleghi e gli artisti più sensibili

Se la notte dell'elettronica non scende mai. Unkle: 'Where did the night fall'
C'è un che di immarcescibile in certa musica elettronica. Soprattutto in quella che riesce a mescolarsi con altri generi e, da essi, a trarre nuova linfa. Dj Lavelle, oxfordiano bene e di buoni ascolti è sempre riuscito a spiazzare piazzando progetti in un certo senso cross-over (nel senso di attraversamento dei generi). Entusiasmò nel lontano 1998 con DJ Shadow e quel capolavoro assoluto che era Psyence Fiction (in cui figuravano guest star del calibro di Richard Ashcroft e Thom Yorke).

Le sorelline Cassidy si accontentano della sufficienza, come a scuola. Cocorosie: 'Grey oceans'.
Viste dal vivo sono curiose: arrivano sul palco trascinandosi dei borsoni da cui tirano fuori di tutto. Bambole, carillon, giocattoli, sonagli, quisquiglie e pinzillacchere. E quando cominciano a suonare credi pure che tutto abbia un senso... ma che il concerto non superi l'ora, altrimenti son guai. E non chiedetemi, per quieto vivere, il perché.
Bianca e Sierra Cassidy, al loro esordio, divisero il mondo musicale, soprattutto indie: chi le giudicava profondamente innovative, chi due palle al piede nella loro monotona allure

No, i National non sono il solito gruppo che imita l'ondata Joy Division...
Quando ci si imbatte in un album come High Violet e lo si ascolta per la prima volta e questa prima volta lascia perplessi ma poi viene la voglia di riascoltarlo e dopo la seconda, la terza, la quarta volta ci si accorge che sì, c'è effettivamente qualcosa in quei suoni; bè... quando succede questo e quando alla fine non puoi più smettere di ascoltarlo; bé... forse siamo in presenza di un capolavoro. Ora, magari questa parola è un po' abusata di questi tempi ma personalmente cerco sempre di centellinarla e sulla pagine di questa rivista nei primi mesi del 2010 la palma se l'è aggiudicata solo Four Tet.

Il Liga è davvero incazzato (anzi, incassato).
In una recente intervista al mensile XL Ligabue ha testualmente detto: Io non credo che il successo sia indicatore per forza di quello che vali, casomai il successo amplifica tutto e per chi ha un background fatto di sensi di colpa e senso del dovere, amplifica una responsabilità. Senti che è necessario per te esporti e aprirti sempre di più e più ti esponi e più diventi vulnerabile.
Sarà per questo che il Liga non si è risparmiato in questo nuovo album: risparmiato nel senso delle critiche al sistema e nel senso anche dei proclami.

Arriva l'estate e noi vi consigliamo un solare pop d'autore: 'Un lock me' di Maria Pareo.
Non sono un esperto di X Factor ma pare che Maria Pareo facesse parte di un gruppo, le Cherries, che hanno partecipato alla prima edizione del popolare contest musicale televisivo ma non siano state selezionate per la fase finale. Meglio così verrebbe da dire, perché se la conseguenza, per Maria Pareo, è stata la produzione e la realizzazione di questo elegante e gradevole album, ben vengano le bocciature "ufficiali". Del resto, gli ultimi di Sanremo non sono quasi sempre stati i primi nel gradimento di critica e pubblico?

Mamma mia che talento sprecato! Altro che lo zuccherino della 'Caramella'.
Massimiliano Pani andrebbe arrestato. Come si processa giustamente Tanzi per il crack della Parmalat, il figlio di Mina andrebbe internato per dissipazione di bene comune. Perché la voce della madre è un bene comune. E invece noi fans (mi ci metto pure io anche se non sono iscritto a quell'incredibile fan club di sfigati, tutti culattonissimi, che conta anche le volte che la 'divina' va al cesso e se usa il doppio velo) siamo costretti ogni anno ad aspettarci qualcosa che non viene mai, compriamo puntualmente il disco e dopo il primo ascolto lo mettiamo da parte e non lo riprendiamo più.

L'ironica disperazione di John Grant: 'Queen of Denmark' l'opera prima.
Recentemente alcuni studiosi hanno trovato il rimedio 'ultimo' al problema dell'insonnia: hanno somministrato per ore alcuni brani dei Tindersticks, dei Barzin e degli Czars ottenendo una soporifera miscela che ha schiantato anche il più impenitente insonne esistente sulla faccia della terra.
Si scherza, ovvio, ma certo che se uno avesse il coraggio di ascoltare gran parte dei dischi dei tre citati gruppi rischia davvero il letargo. Eppure qualcosa di buono c'è in quella congrega di narcolettici musicisti.

Il pop psichedelico dei nuovi pagani americani, gli MGMT
La canzone d'apertura del terzo album degli MGMT, Congratulations assomiglia spudoratamente a qualsiasi pezzo dei Beach Boys. La canzone si chiama It's working e se non sapessimo che il duo è newyorkese, intellettuale e new age penseremmo a qualche biondo ossigenato che si diverte a cavalcare l'onda dell'oceano a Malibu e a tempo perso a sdraiarsi sulla rena infuocata aspettando il falò notturno con una chitarra in braccio. Il secondo pezzo, Song for Dan Treacy, parte come gli Smiths e finisce per diventare una canzoncina anni'70 da colonna sonora.
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