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Il Paradiso degli Orchi
Home » Recensioni » L’amore non può farti male. Vita (e morte) di Harvey Milk.

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RECENSIONI

Piergiorgio Paterlini

L’amore non può farti male. Vita (e morte) di Harvey Milk.

Einaudi Ragazzi, Pag. 140 Euro 11.00
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Non so voi ma a me Harvey Milk ricorda il grande Sean Penn.
Intendiamoci, Milk lo si conosceva (anche se poco) per via della sua attività politica nella San Francisco degli anni settanta; e lo si conosceva  perché la sua morte testimoniò che anche negli USA non era ancora tempo per figure omosessuali di un certo peso.
Ma a me Milk ricorda Sean Penn. Meglio, la figura cinematografica di Milk.
Nel 2009 Gus Van Sant realizza un bellissimo film (che avrà successivamente due Oscar, uno dei quali fu proprio Sean Penn con la sua memorabile interpretazione) e darà l’occasione all’attore americano di mostrare una professionalità ed un carisma fuori dalla norma.
Lo sventrapapere (permettetemi l’azzardo ironico) hollywoodiano per eccellenza offriva, senza neanche troppe fatiche, un contraltare umano e caratteriale: un omosessuale, con piccolissime aggiustamenti formali, che decideva alla fine di dedicare gran parte del suo tempo alle istanze gay (e non solo) del popolo americano.
Paterlini, con un ritratto sentito e sincero, ce lo offre nella sua disumana normalità.
“Te l’ho già detto che non ero fissato con i gay” dice Milk ad un certo punto della Storia. Ed è forse questo il significato da dare all’intero libro. Cioè, la storia di un uomo che prima ancora dei suoi sacrosanto diritti  ( e dei sacrosanti diritti dei gay), ha una percezione della realtà che va al di là dei numeri e delle sfide.
Ma Paterlini si permette anche di dare di Milk un’idea  lontana dagli schemi più strettamente gay, come quando afferma: Giocare a sesso-nascondino in me, in molti di noi ha sempre lasciato addosso un senso di sporco, di malato, di disgustoso. E proprio rispetto a ciò che più di ogni altra cosa dovrebbe essere bello, emozionante, felice. E anche passare ogni notte con uno diverso. Beh, come sopra. Se è una scelta, parliamone. Se è l’unico modo che ti viene concesso – e insegnato da quelli come te – no, non mi sta bene, e può non piacere, e può stancare.
No, la figura di Milk fatta da Paterlini non è quella di un santo o di un martire, ma quella di un uomo che attraverso i suoi dolori e le sue conquiste, regala una voce personalissima di temi eterni, ma sempre nuovi.
L’aspetto più significative dell’arte di Milk fu proprio la novità. E Paterlini, col suo stile aggraziato e sottile, ce lo ha ricordato in modo eloquente.

di Alfredo Ronci


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