Cinema e Musica

Il cinema in tv: caccole.
Lunedì 2 gennaio sera. Sky Cinema. Inciampiamo per caso sui primissimi fotogrammi del Discorso del Re, e ci rimaniamo inchiodati per 110 minuti di ineffabile piacere. E di grande ammirazione di fronte a un film basato quasi interamente sui primi piani di due attori che con la magnifi-cenza della loro interpretazione senza smorfie, vezzi e caccole danno la misura di quella grande scuola che nutre il cinema e il teatro del mondo anglosassone. E se c'è qualcuno che ancora si chiede come mai il prodotto americano e quello inglese hanno conquistato il mercato, la risposta è di banale semplicità: perché loro sono più bravi.

Lo spazio evocativo e synth di Ernest Green aka Washed Out, al suo primo incantevole album.
Spazi, spazi. Datemi spazi, aria. Mare, scogliere e venti. Datemi il sole di Formentera e le tempesta sulla Manica. I plumbei paesaggi scozzesi e le isolate cittadine del centro America, datemi l'Australia, un dj sulla spiaggia. Poi metteteci un synth, una voce leggera monocorde, un po' triste, che sussurra quasi, che vi fa sentire straniati. Questo è Ernest Greene e questo il suo progetto chiamato Washed Out. Un progetto nato in Georgia e lanciato in tutto il mondo da quel sublime singolo che è "Amor Fati" (http://www.youtube.com/watch?v=7fYnfE5Cycg),

La musica che gira intorno.
Lo stimolo a questa prima punzecchiata ci è guizzato in testa all'incontro con un brano tra il pomposo e il grottesco che gira su FB. Claudio Baglioni che canta "L'Italia è", la sua versione musicale della Costituzione Italiana. Arrangiamento rimbombante di ottoni e timpani, voce impastata, nessuna melodia identificabile, un indigesto pappone. Lui lo presenta come il suo regalo agli Italiani. Cercatelo in rete perché davvero non è il Baglioni che conosciamo. Ricordiamo la prima e l'ultima riga della Costituzione (non servirebbe perché la sappiamo tutti a memoria, vero? però...):

I dischi migliori del 2011.
Anche in campo musicale gli orchi, come si suol dire, mettono bocca. In particolare ce la mettono gli orchi più spocchiosi: Adriano Angelini Sut e Alfredo Ronci. Che stilano una classifica di mente e soprattutto cuore, come avrebbe detto la 'vecchia' Joni Mitchell.
Come per i libri, anche qui siamo di fronte a segnalazioni e suggerimenti dettati soprattutto dalla passione. E allora buon ascolto.

Fascino e abbiocco: 'Tassili' dei Tinariwen.
Il discorso sulla world music è sempre uno: quanto di quello che apprezziamo è dipeso dalle contaminazioni a cui abbiamo assistito e abbiamo ascoltato in questi anni, e quanto da una nostra personale propensione a cercare musiche 'altre'?
Mi chiedo: se non ci fossero stati Eno e Byrne che con My life in the bush of ghosts hanno aperto un sentiero fino ad allora inesplorato e Peter Gabriel con la sua etichetta terzomondista

La Musica Contemporanea
18 novembre, concerto di apertura del Festival di Nuova Consonanza. E' il quarantottesimo. Una bella grinta da parte loro, e gratitudine da parte nostra perché è quasi mezzo secolo che ci portano cose nuove da ascoltare.
In programma tre composizioni per quartetto d'archi: Cage, Fedele, Reich. Quartetto Prometeo, eccellente. Interessanti le musiche, ma qui, come spesso con la Musica Contemporanea viene fuori il problema. Oltre a interessare, può un brano di MC piacere?

Si parte con un EP, e le premesse ci sono tutte per i britannici Atticus Anthem.
Non c'è niente di meglio, per partire come band, di un EP. Quattro brani. Poche aspettative. Ma soprattutto un grandissimo singolo. "Southside". Uno degli intro di chitarra più struggenti degli ultimi tempi. Il singolo, a mio avviso, più bello di questi anni. (http://www.youtube.com/watch?v=g4qwxRktZos). Una ballata rock malinconica, un brano in crescendo che ricorda da vicinissimo i primissimi U2, misti ai Nickelback ma meno ragazzinari. Atmosfere pop rock anni'80, evocative, paesaggistiche.

Si spazia, chissà se è la cosa migliore: 'Impossible spaces' di Sandro Perri.
Ho sempre avuto grande rispetto per Sandro Perri, il musicista italo-canadese (di Toronto per la precisione), non tanto per l'opera che lo fece conoscere Plays Polmo Polmo, quanto per il successivo Tiny mirrors, un'operina di gusto dove oltre ad una non scontata uniformità musicale risaltava in pieno l'impronta vocale dell'autore, una sorta di John Martyn improvvisamente risuscitato.

Gallina vecchia e operosa fa buon brodo: 'Beyond the Sun' di Chris Isaak.
Certo dare del vecchio a quello che per almeno due decenni è stato un sex symbol testimonia quanto ormai siamo 'anziani' pure noi. Ma Chris Isaak crediamo non s'offenderà di questo, perché in realtà l'appunto serve a qualificarlo vieppiù, dato che sull'operosità nulla si ha da eccepire: pensiamo che dopo un lungo intervallo di sette anni, in poco meno di due ha partorito un disco di inediti (bello) Mr Lucky, un album dal vivo (rigorosamente da noi presentato) Live at the Fillmore ed ora questo doppio cd di canzoni anni cinquanta Beyond the Sun.

Verboso, ma affascinante come pochi: 'Gentle spirit' di Jonathan Wilson.
Verboso perché ha realizzato un album di quasi ottanta minuti con tredici canzoni (una volta con materiali del genere si faceva un doppio se non addirittura un triplo) e poi perché quando gli piglia la mano difficilmente la lascia andare, ma affascinante come pochi e probabilmente, per il sottoscritto, il musicista americano ha realizzato il disco più bello dell'anno.
Ma Jonathan Wilson avrebbe bisogno di uno psicanalista: perché fare i conti così spudoratamente con la musica degli anni settanta nasconde qualche problematico transfer.
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