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Il Paradiso degli Orchi
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I Classici

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Alfredo Ronci

La tragedia collettiva di Romain Gary: Formiche a Stalingrado.

Per un attimo soltanto dimentichiamo l'autore in preda ai deliri della terza età di Biglietto scaduto (Neri Pozza); dimentichiamo l'autore alla ricerca di una tranquillità 'borghese' di Chiaro di donna (Casagrande) e anche quello anticipatore dell'immigrazione araba de La vita davanti a sé (Neri Pozza) e fermiamoci invece sul suo esordio letterario (quello che nella prima edizione Medusa Mondadori portava il titolo di Formiche a Stalingrado, mantenuto nella prima edizione Oscar Mondadori

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Alfredo Ronci

La realtà rapsodica di Antonio Pizzuto: 'Signorina Rosina'.

Quando questa edizione fu pubblicata nel 2004, erano passati ben 48 anni dalla prima uscita di Signorina Rosina. Definirla uscita tutt'ora appare esagerato: lo scrittore palermitano s'industriò personalmente a farla rilegare come sorta di documento di appartenenza all'arte del narrare.
Perché prima di quel giugno 1956, Antonio Pizzuto aveva sì scritto qualcosa (novelle giovanili, traduzioni di Kant e di classici antichi, pure uno scritto teorico Note su una nuova estetica) ma nulla di quello che sarebbe stata una vera e propria dimensione letteraria che avrebbe segnato il nostro novecento.

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Adriano Angelini

La 'realistica' fantascienza vola sulle ali del gabbiano

Quando ho saputo della morte di Renzo Rosso erano passati già due mesi dal suo decesso. Sono rimasto molto male. L'avevo conosciuto una sera al Barabook di san Lorenzo, qui a Roma. Gli avevo appena fatto la recensione del suo straordinario ultimo romanzo pubblicato con Azimut nel 2006 (e per questo, e per aver pubblicato anche i suoi ultimi due saggi, Guido Farneti dovrebbe essere insignito di un premio speciale – ma non lo faranno perché l'editoria è in mano a illetterati, spesso in malafede).

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Alfredo Ronci

Il soffio lieve del quotidiano. 'Il soldato' di Cassola.

Di questi tempi una storia come quella de Il soldato farebbe quasi ridere, a meno che non la si contestualizzi storicamente e qualche anima pia di regista (chessò Avati, chessò Mazzacurati, che peraltro ha già fatto un film tratto da Cassola) non la riprenda para para per trasformarla in un film lontano dagli squassi contemporanei.
Il soldato uscì nel 1958 in una stagione che vedeva lo scrittore toscano destreggiarsi (termine, forse, poco corretto per i sentimenti cassoliani di allora) tra una visione della vita prosaica

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Michele Lupo

A scuola senza fare troppo le vittime. 'Il maestro Atomi' di Maurizio Salabelle.

Chissà se è mai capitato a qualche studente italiano di fare una gita scolastica in Giappone, per di più in compagnia non del suo insegnante ma di un ispettore scolastico inviato dal ministero. Per poi trovarsi coinvolto in una serie di situazioni assurde, come maneggiare l'indecifrabile moneta locale il cui valore deve essere descritto attraverso smorfie complicate e faticosi sospiri. Oppure di imbattersi in un bizzarro supplente che si porta a scuola una pentola d'acciaio munita di una struttura metallica collegata alla presa di corrente per dimostrare come dal "brodo primordiale dell'ammasso di molecole disordinate ad un certo punto venne fuori la vita".

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Gianfranco Franchi

Il manichino tragico di Ludwig Achim Von Arnim

Novelletta fantastica, d'epoca protoromantica, opera dello junker prussiano Karl Joachim ("Achim") Friedrich Ludwig von Arnim, Il manichino tragico è già intriso di quel ritorno al gotico, alla spiritualità e all'irrazionalità che tanto fertile si rivelò nell'Ottocento. È una storia d'amore intervallata da sortilegi e incantesimi: notevole per via d'una nuova incarnazione letteraria del "doppio". In questa circostanza, si tratterà, come vedremo, d'un manichino che assume vita non appena indossa il giustacuore del protagonista.

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Alfredo Ronci

Jim Thompson. Un narratore fuori dalla grazia di Dio. Per fortuna.

Dei ventinove romanzi pubblicati da Jim Thompson tra il 1942 e il 1973, solo tre ebbero un'edizione 'normale', tutti gli altri uscirono direttamente in paperback. Cioè in quei volumi destinati a soppiantare le riviste pulp di prima della guerra (la seconda ovviamente), che erano venduti all'ingrosso ad una batteria di distributori che li consegnava a sua volta in quantità industriali alle edicole delle stazioni degli autobus, ai drugstores e ad altri punti vendita. Libri destinati, dopo poco tempo, a diventar carta straccia.

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Gianfranco Franchi

L'amore e l'odio, la morte e la malattia in Hubert Selby Jr

La strategia letteraria principe di Hubert Selby Jr, una delle massime voci della Letteratura Americana del Novecento, era l'assimilazione del discorso indiretto al flusso di coscienza. Senso di questa scelta, rappresentare con personalità e intelligenza emozioni, sentimenti, stati d'animo: acrobazie e contorsioni del pensiero, e dinamiche caotiche dell'anima umana; descrivere, al contempo, la rovina (la fatiscenza) delle istituzioni e della società occidentale, e dell'individualità monolitica pre-novecentesca.

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Alfredo Ronci

La struggente preveggenza di Fausta Cialente

Trieste e Alessandria d'Egitto potrebbero essere le due 'sponde' dove collocare l'arte deliziosa e necessaria di Fausta Cialente. Scrittrice che, caso forse unico nella letteratura mondiale, nell'arco di cinquant'anni di attività, pubblicò solo sette romanzi. I romanzi così detti 'italiani' ambientati nei suoi anni di formazione appunto a Trieste e quelli successivi alla seconda guerra mondiale, e quelli definiti 'levantini' nelle terre (l'Egitto) della sua maturità, dal 1922 alla fine del secondo conflitto.

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Alfredo Ronci

Il falso neorealismo di Ugo Facco De Lagarda: 'La grande Olga'.

L'aveva detto Gadda, in polemica coi neorealisti, che i fatti non bastavano per fare grande letteratura. E in un contesto frastornato, come quello del secondo dopoguerra, ma ricco di stimoli e 'visioni', come disse qualcuno, 'persero' gli scrittori di documenti, cioè coloro che basavano i loro romanzi solo sull'aspetto visivo della realtà. Vinsero quelli che, con buoni occhi per vedere ed interpretare la realtà, fecero anche bella narrativa: Moravia, Brancati, Rea, Fenoglio, Calvino, Montale, Pasolini, D'Arrigo. E in un quadro del genere, coi mostri sacri della nostra scrittura, mi son sempre chiesto che posto possa avere Ugo Facco De Lagarda.

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