I Classici

Un uomo dalle mille tentazioni: “Gog” di Giovanni Papini.
Papini non è elemento ben etichettabile. Sin dagli esordi s’interessò alla letteratura e l’esperienza di Leonardo, una rivista di cui fu artefice

Un limpido scrittore: “Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani.
Non me ne voglia nessuno ma quando si tratta di ricordare Bassani, a me, personalmente, tornano in mente certe sguaiataggini dell’epoca.

Fu vero risentimento? “Un cuore arido” di Carlo Cassola.
Gli anni sessanta non furono edificanti per Cassola, almeno i primi. Al centro delle sue più che accese considerazioni fu il libro la ragazza di Bube che nel 1960 vinse il premio Strega

Protagonisti intercambiabili: “Tre operai” di Carlo Bernari.
Il libro uscì nel 1934 e fece, come si suol dire, scalpore. Anzi, venne del tutto boicottato dal regime.

Un eroe dei nostri tempi: “Storia della mia morte” di Lauro De Bosis.
Nato nel 1901, figlio del celebre Adolfo fondatore della rivista Il Convito, Lauro De Bosis apparteneva a quella gioventù moderata che dapprincipio aveva mostrato una certa simpatia per il movimento fascista

Una farsa all’ombra della Scapigliatura: “Alpinisti ciabattoni” di Achille Giovanni Cagna.
Fu merito di Giovanni Faldella (di cui è recente un testo presente proprio in questa rubrica, e cioè Donna Folgore) se c’è permesso di mettere l’occhio nelle opere e soprattutto in questo libro fortunato, appunto Alpinisti ciabattoni.

Un proto-socialista quasi per sbaglio: “Gli Ammonitori” di Giovanni Cena.
E’ un romanzo questo che raccoglie in sé elementi di fine secolo (secolo ottocento, ovviamente) e fruizioni del secolo che era appena iniziato. Ricordiamo che Gli Ammonitori esce a puntate sulla “Nuova Antologia” tra il primo luglio e il quindici agosto 1903.

Romanzo psicologico e “di parte”: “Tre croci” di Federigo Tozzi.
Nessuno ha mai detto, e forse sono l’unico ma con addosso mille dubbi e mille incertezze, che la visione negativa della vita, dell’esistenza dei personaggi dei suoi romanzi e dei suoi racconti, deriva quasi sicuramente anche dalle inquietudini e dagli accadimenti che Tozzi subì nella sua breve vita.

La Storia con un piglio diverso: “Golia. Marcia del fascismo” di Giuseppe Antonio Borgese.
Il libro inizia con una bella introduzione di Massimo L. Salvatori e con una domanda a cui si cerca di rispondere ma, forse, non nel modo adeguato. Perché il libro di Borgese non ebbe il meritato e giusto successo diversamente da quello che ebbero, per esempio, le opere di Gaetano Salvemini, o di Angelo Tacca?

La malinconia comica di Cesare Zavattini. L’esordio letterario: “Parliamo tanto di me”.
Piuttosto complicato rendere quanto mai comprensibile, (anche se i fatti o le storielle come viene indicato nel periodo precedente, sono abbastanza accessibili al pubblico) il lavoro o l’opera completa di Zavattini.
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