I Classici

Una bella sorpresa: “La fortezza di Kalimegdan” di Stefano Terra.
Ma rimango ateniese della Piazza Omonia (concordia) nell’albergo Neon dalle tante ragazze disponibili, i ristoranti con l’odore di insetticida e i solitari alla ricerca notturna di marinai dalla buona tariffa.

Il libro è dell'80 ma sembra scritto ora: Walter Tevis "Solo il mimo canta al limitar del bosco".
Insomma, iniziamo dalla fine. Robin Spofforth, un androide, “il più bel giocattolo dell’umanità”, ha un unico desiderio: quello di morire.

Il peccato come rinuncia: “Il peccato” di Giovanni Boine.
Il peccato è quanto tu per un tratto ti scordi ed inattivamente non vuoi, come la colpa ed il caos irrompessero su d’un colpo veementi nel forzato ordine delle orali tue cose. Ecco dunque cos’era il peccato per Boine che

Un piccolo capolavoro “La caduta” di Albert Camus.
È un piccolo capolavoro “la caduta” di Albert Camus. Esistono davvero pochissimi libri importanti che abbiano usato uno stile letterario così difficile da gestire.

Forse qualche dubbio: “Laguna” di Carla Vasio.
Mi chiedo, e lo faccio molto onestamente, quale possa essere stato lo stile e l’ambientazione de L’orizzonte, opera che in qualche modo ha definito la statura intellettuale di Carla Vasio.

Il contrario di salute: “Agonia di Natale” di Franco Fortini.
Per un attimo lasciamo perdere la figura di Fortini poeta, perché in fondo lo è stato ed anche in maniera superlativa. No, oggi parliamo di Fortini scrittore, meglio ancora, romanziere, perché nel 1948, presso Einaudi, uscì il romanzo (peraltro unico) Agonia di Natale.

Fuori da ogni stato di grazia: “Bandiera Bianca” di Eraldo Affinati.
Non me ne voglia l’autore o addirittura colui che ha suggerito la soluzione, ma la copertina della prima edizione di Bandiera Bianca non mi è piaciuta affatto.

Tra poeta e scrittore non mettere dito: “L’eclisse’ di Lanfranco Orsini.
Chi mai conosce o ha conosciuto Lanfranco Orsini? La stessa moglie, quando Orsini era già morto, disse che… per la mia formazione letteraria, è stato Lanfranco Orsini, mio marito: figura dimenticata di poeta e critico letterario...

Requiem di Antonio Tabucchi
Ebbene sì, con la traduzione di Sergio Vecchio. Pare strano che un libro di Tabucchi sia stato tradotto, il fatto è che l’autore lo scrisse in lingua portoghese.

Ma che roba è? “La Bambolona” di Alba De Cespedes.
Giulio pensò che qualcosa l’avrebbe aiutato, in ogni caso: il fatto di non sapere dov’era il bene e dove il male. Di non aver mai cercato di saperlo. Di essere proprio un fungo, una pianta, un albero, non molto alto da terra.
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