Cinema e Musica

Se la smette di imitare, potrebbe avere un futuro: 'Selah Sue'.
Davvero, basterebbe poco per distanziare la massa.
Lei è belga, ma non ci interessa spulciarla biograficamente perché non sono le sue origini, in questo caso, che determinano le sue scelte musicali, sono le sue preferenze e un bell'orecchio al mercato.
Perché potrebbe essere furbina anziché no.
C'ha messo parecchio per far pubblicare l'album: già due anni prima aveva esordito con una manciata di singoli, tra cui 'This world' il brano che apre il lavoro, e successivamente con due EP, quasi a voler dare un'impronta più sicura alla sua uscita.

Teniamocelo comunque: Morgan - 'Italian songbook vol.2'
Questo disco lo aspettavo da molto tempo. Il 'songbook vol.1' mi aveva affascinato e poi c'erano delle canzoni che non stento a definire pilastri della nostra memoria musicale.
In questo Morgan va 'peso', ma davvero: praticamente ha cercato il pelo nell'uovo, ha spinto con violenza il cammello per farlo passare nella cruna dell'ago. Ha pensato, insomma, di essere il miglior figo del bigoncio (o der bigonzo, come se dice a Roma).
I risultati sono discontinui.

Niente di che, ma la voce vibra e fa vibrare: 'Heaven' di Rebecca Ferguson.
La questione è sempre quella: ma i 'reality musicali' quanto valgono? In Italia pare che tirino, almeno dal punto di vista delle vittorie in importanti manifestazioni e delle classifiche di vendita. Che poi la qualità sia un'altra equivale a scoprire l'acqua calda.
Personalmente non li disprezzerei: quel che manca nei vincitori è quasi sempre l'arte della scrittura, perché è raro che un seppur ottimo interprete sia anche un dignitoso autore.

E chi si lamenta: 'Chimes Of Freedom: The Songs of Bob Dylan'.
Per i cinquant'anni di attività Amnesty International ha raccolto un fottìo di artisti per omaggiare uno degli ultimi grandi del panorama musicale: Bob Dylan. Settantadue canzoni spalmate in 4 cd che non possono davvero annoiare, anzi rassicurano e divertono.
L'offerta è spaventosa: stars più o meno venerate e più o meno in tiro. Ma il gioco vale la candela.
Non potendo per questioni di spazio ospitare la settantina e più di melodie, ci si permette d'indicare una manciata di cover che ci sembrano, nel bene e nel male, le più meritevoli di attenzione e critica.

Le luci e le ombre di 'Sud' di Fiorella Mannoia.
Ahimé ci sono: luci sì e anche abbaglianti, ma pure ombre, qualcuna scura come pece.
Verrebbe da dire che un po' si è stanchi de 'sto terzomondismo musicale, pieno di buoni sentimenti e buone intenzioni, ma spesso noioso e scipito come un biscotto alla crusca.
Ok, la Mannoia ha confessato di aver progettato il disco dopo la lettura del libro di Pino Aprile Terroni e dopo aver conosciuto la malaugurata sorte capitata a Thomas Sankara, il presidente del Burkina Faso, ucciso dopo aver più volte dichiarato che non avrebbe pagato i debiti verso l'Occidente.

Furbi ed ingenui: 'The Stars Are Indifferent To Astronomy' dei Nada Surf.
Mi è sempre piaciuta l'arte di shakerare.
Il gesto del barman ha un fascino incredibile (ma è l'azione manuale in sé che cattura la mia attenzione).
Quindi chi pratica, in senso lato, e chi shakera, in senso più ristretto, ha tutta la mia attenzione e considerazione.
Ahimé non vale sempre.
Metti i Nada Surf.

Tempesta Elettrica : 'Grande nazione' dei Litfiba.
Piero e Ghigo sono vivi. E non era affatto scontato. Consideriamo il periodo: nel 2011 le classifiche Billboard sono state avare di rock, solo un sussulto nelle retrovie dei Black Keys, ma lo scettro è saldo nelle mani delle regine pop – Lady Gaga e Rihanna in primis. Come da 30 anni accade, profeti di sventura d'ogni idioma ne hanno teorizzato la fine: "rock is dead". Personalmente ancora qualche giorno in sala rianimazione ce lo terrei.

Le sonorità alienate di Boxeur de Coeur, la prima chicca avant-pop del 2012, tutta italiana.
Dice Paolo Iocca, il fondatore di questo straordinario progetto musicale, il disco "è un dialogo metafisico e sospeso tra due esseri che si incontrano dopo una lunga attesa. Una sorta di Yin e Yang che si fondono in una Unità superiore". Il risultato è davvero spiazzante. Dieci brani in cui ogni mescolamento di genere non solo è possibile, ma un obbligo. Avant-garde, dance, pop, folk, una spruzzatina di elettro-rock. L'album, uscito negli ultimi giorni di gennaio, si chiama November Uniform e dimostra che gli italiani

Giovane ed inconsueto: James Blake e il suo disco 'omonimo'.
Questo è il momento buono per guardarsi indietro e 'scovare' qualche avventurina musicale stimolante che c'è sfuggita durante l'anno, prima che monti l'orda delle novità e degli eventi mediatici (tra i tanti, i nuovi dischi di Madonna e Springsteen).
Infatti l'unica cosa utile delle feste di Natale è quella sorta di pausa culturale che consente al fruitore abituale di tirare un sospiro di sollievo, fare un rendiconto complessivo e stanare qualche 'loser' o qualche sfigato, o qualche operazione 'indipendente' che abbia un senso (ma spesso... un senso non ce l'ha, come direbbe il Vasco nazionale).

Il cinema in tv: caccole.
Lunedì 2 gennaio sera. Sky Cinema. Inciampiamo per caso sui primissimi fotogrammi del Discorso del Re, e ci rimaniamo inchiodati per 110 minuti di ineffabile piacere. E di grande ammirazione di fronte a un film basato quasi interamente sui primi piani di due attori che con la magnifi-cenza della loro interpretazione senza smorfie, vezzi e caccole danno la misura di quella grande scuola che nutre il cinema e il teatro del mondo anglosassone. E se c'è qualcuno che ancora si chiede come mai il prodotto americano e quello inglese hanno conquistato il mercato, la risposta è di banale semplicità: perché loro sono più bravi.
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